(s)imbriglia


Con il canone base è possibile scambiare messaggi di testo ed emoji illimitati per dodici mesi con le App di messaggistica istantanea, purchè ne sia fatto un uso personale, responsabile e conforme. Si intende un uso conforme se non viene ripetutamente superato il limite del traffico medio giornaliero, dove il traffico medio giornaliero è la media del traffico scambiato da tutte le ChatSim attive con il solo canone base.

dalla pagina che descrive le tariffe di ChatSim

Affermare ma nello stesso tempo negare: è il paradosso, oramai diventato frequente, di quegli operatori di telefonia che che da un lato offrono altisonanti piani con traffico illimitato e dall’altro li subordinano alle condizioni di un variamente declinato uso personale.

Questa dizione, con cui intendono tutelarsi da quegli utenti che prendessero troppo alla lettera (ma c’è da fargliene una colpa?) la loro offerta, viene definita attraverso restrizioni più o meno criptiche che nella sostanza contraddicono il significato di illimitato, come: traffico giornaliero e/o mensile uscente sviluppato verso numerazioni dello stesso operatore non superiore a … in termini assoluti e/o a …% del traffico uscente complessivo; rapporto tra traffico giornaliero uscente complessivo e traffico giornaliero entrante complessivo non superiore a ….

Il caso di Chatsim in cui mi sono imbattuto qualche giorno fa, una sim rivolta a un pubblico giovanile che viaggia frequentemente all’estero, è diverso: in primo luogo, perché si tratta di un piano base e non illimitato, un piano quindi per il quale è normale siano imposte condizioni precise e stringenti; e in secondo luogo perché tali condizioni si riassumono in un unico vincolo chiaro ma decisamente… difficile da rispettare.

da Achille a Zoe


Il sito dell’Istat ha una pagina dedicata alle statistiche sui nomi dei bambini nati negli anni più recenti, che riporta l’elenco di quelli più diffusi e, una volta selezionato un singolo nome, visualizza il numero dei bambini che hanno avuto quel nome in ciascuno dei quasi ultimi vent’anni e il relativo grafico. Un servizio utile ai curiosi di onomastica e forse anche ai futuri genitori che sono indecisi sul nome da scegliere.

Quando l’ho vista per la prima volta ho pensato che sarebbe stato interessante usarne i dati per costrire una panoramica più generale, che permettesse per esempio di confrontare l’evoluzione nel tempo della popolarità di due o più nomi, o di evidenziare quelli che nel corso degli anni sono diventati più di moda, o sono caduti in disuso.

Il contatore dell’Istat è limitato ai 50 nomi più frequenti ma intervenendo sul codice della pagina è possibile ottenere i dati relativi a tutti i nomi assegnati ai nuovi nati, anche quelli meno usati.

Così, dopo avere scaricato, riordinato e rielaborato tutti i dati disponibili, e dopo avere testato diversi modelli grafici, mi sono concentrato su una particolare rappresentazione visuale, che ho finalmente terminato di implementare.
La figura nell’immagine qui sotto ne offre un’istantanea, anche se per apprezzarne l’interattività conviene provare l’applicazione dal vivo disponibile a questa pagina.

per un pugno di voti

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cortesia di Pawel Kuczynski

Uno studio pubblicato dal quotidiano Independent rivela che Jeremy Corbyn sarebbe potuto diventare primo ministro, se avesse ricevuto soltanto 2227 voti in più. Tanti sarebbero bastati a far vincere al Labour 7 deputati in più, e ai conservatori dunque 7 deputati in meno. In tal modo il partito laburista avrebbe avuto abbastanza seggi per formare un governo di coalizione. […]
Non conta quanti voti ha ricevuto un partito in assoluto […], bensì quante delle 650 gare individuali si vincono per conquistare deputati.

Enrico Franceschini sul blog My Tube de la Repubblica.it, 10 giugno 2017

Così come viene presentata, la notizia appare come un altro capzioso tentativo di interpretare un risultato elettorale secondo le proprie partigiane convenienze.

Pochi mesi fa infatti lo stesso giornalista faceva notare che Trump ha vinto le ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti nonostante la sua sfidante Hillary Clinton l’avesse sopravanzato nei voti popolari. Oggi invece disconosce i 760mila voti di scarto a favore dei conservatori sui laburisti evidenziando che il numero dei seggi assegnati a ciascun partito nella presente tornata elettorale del Regno Unito non dipende proporzionalmente dal numero delle circoscrizioni elettorali in cui il proprio partito è stato quello più votato.

L’osservazione è corretta, anzi ineccepibile, ma omette di precisare che i 2227 elettori in più necessari per alterare l’esito delle elezioni, determinando una diversa (e solo presunta) maggioranza, non sono elettori qualunque, ma elettori da aggiungere strategicamente in quelle circoscrizioni (le gare individuali) dove lo scarto dei voti a favore dei conservatori è stato più risicato.

attenti al divario

Il rapporto dell’organizzazione [Oxfam:] Continua a crescere la disuguaglianze economica, salariale e di accesso al mercato del lavoro tra uomini e donne e il distacco è così ampio che per invertire l’attuale trend servirebbero ancora 170 anni, 52 in più rispetto a un anno [fa].

da la Repubblica, 8 marzo 2017
Come tante altre volte occorre fare un po’ di chiarezza sul titolo. Il divario tra le condizioni salariali di uomini e donne non si misura in anni, all’origine. Sarebbe come dire che le donne vivono in media 2000 litri d’acqua consumati in più degli uomini, o che la loro sottorappresentazione nei livelli politici apicali rispetto agli uomini vale 10mila chilometri annuali in meno per visite di stato.

Ma i fraintendimenti non finiscono qui. Innanzitutto non si capisce come sia possibile invertire l’attuale trend se la disuguaglianza continua a crescere. In secondo luogo, il fatto che da un anno al successivo una stima numerica subisca una variazione di quasi la metà del suo valore (perché 170-52=118 e 52/118 ~ 44%) fa sorgere qualche perplessità sulla sua attendibilità e più in generale sul suo impiego.

Fortunatamente la lettura dell’introduzione del documento “Un’economia che funziona per le donne” consultabile sul sito dell’organizzazione Oxfam chiarisce ogni dubbio.

i risparmi di una breve vita

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cortesia di John

“I percettori di prestazioni previdenziali più generose hanno un tasso di mortalità più basso: di questo bisognerebbe tener conto per eventuali interventi perequativi”. Lo ha affermato il presidente dell’Inps, Tito Boeri, intervenendo alla presentazione dello studio dell’Ordine degli Attuari La mortalità dei percettori di rendita in Italia. Secondo Boeri, i dati, mostrando che le persone con pensioni più alte vivono più a lungo, rafforzano l’idea che “interventi perequativi potrebbero essere fonti di risparmio non irrilevante” e avrebbero un impatto sul sistema pensionistico “ancora più forte”.

“Allucinanti le dichiarazioni del presidente dell’Inps, Tito Boeri […]”, afferma in una nota Romano Bellissima, segretario generale della Uil Pensionati. “Evidentemente […] nei pensieri del presidente c’è anche il desiderio del doppio risparmio: ridurre le pensioni, così il pensionato prende meno, vive meno a lungo, quindi meno rate di pensione da erogare.”

da il Giornale del 14 dicembre 2016

L’intervento del presidente dell’Inps a un convegno dell’Ordine degli Attuari appena presentato a Roma hanno suscitato forti reazioni verbali, alcune sopra le righe (Nemmeno Goebbels, titola Blitz Quotidiano).

In realtà dall’una e dall’altra parte c’è stata una forzatura, anche se di tipo diverso.

lo stato delle cos(t)e

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cortesia di Marine Litter

Ogni 54 chilometri di coste italiane c’è un punto inquinato. Lo dice Goletta Verde 2016, la storica campagna estiva di Legambiente […] i cui risultati sono stati presentati oggi a Roma. Dei 265 punti monitorati dal laboratorio mobile, uno ogni 28 chilometri di costa, il 52% è risultato inquinato o fortemente inquinato.

da la Repubblica, 12 agosto 2016

I risultati principali del bilancio del monitoraggio effettuato quest’anno da Goletta Verde, la storica imbarcazione di Legambiente, meritano qualche osservazione, o meglio, avvertenza sulla loro interpretazione.

Cosa significa un punto inquinato ogni 54 chilometri di costa. Partiamo inanzitutto dal calcolo effettuato per ricavare tale dato. La lunghezza complessiva delle coste italiane, pari a 7458 chilometri, è rapportata al numero dei campioni di acqua risultati inquinati, 138, ovvero il 52% dei 265 raccolti in differenti luoghi lungo la navigazione. Quindi in media è stato rilevato un campione inquinato ogni 7458 : 138 = 54 chilometri.
Va notato che tale valore è un indicatore che sintetizza l’attività svolta da Goletta Verde, e non si riferisce alle coste italiane nella loro interezza, dal momento che Goletta Verde non ha effettuato un vero e proprio censimento, prelevando campioni d’acqua chilometro dopo chilometro lungo la sua circumnavigazione d’Italia, ma solo in 265 punti prestabiliti.

estrapo(po)lazione

“Noi abbiamo proiettato in avanti le tendenze degli ultimi vent’anni, e lo scenario futuro è quello di un’Italia a matrimonio religioso zero”, spiega Massimiliano Valerii, direttore del Censis, “un dissolvimento totale di questa istituzione, perché ormai la crisi è globale, e riguarda sia i riti civili, che hanno smesso di crescere, sia in particolare quelli in chiesa, che sono in caduta libera”. “In pratica – dice Valerii – abbiamo visto che tra il 1994 e il 2014 si sono “perduti” 128mila matrimoni religiosi, cioè 6.400 all’anno. E lo scorso anno i riti in chiesa sono stati 108mila. Ecco: se, partendo da questo dato, togliamo ogni anno 6.400 cerimonie, il risultato è che in 17 anni, cioè nel 2031, i matrimoni benedetti dal prete saranno azzerati”.

da RaiNews, 7 luglio 2016

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cortesia di Freepik

La notizia che predice nel 2031 l’anno zero dei matrimoni religiosi risale a un mese fa ma a me era sfuggita e ne ho letto solo qualche giorno addietro perché ripresa, in ritardo, da un altro sito.

Alla prima lettura ho sgranato gli occhi. Il metodo è azzardato, lo scenario inverosimile; una combinazione che non mi aspettavo certo da un istituto di ricerca socio-economica, se non come mera provocazione.

Ripetiamo il ragionamento, rimanendo in ambito demografico, per dimostrarne l’assurdità. La popolazione mondiale ha raggiunto la quota di 6 miliardi nel 1999 e di 7 miliardi nel 2012. Quindi in soli 13 anni è aumentata di un miliardo. Tuttavia ciò non significa certo che nei 13 × 6 = 78 anni precedenti è aumentata di 6 miliardi, perché si arriverebbe ad affermare che i primi uomini comparvero sulla Terra nel 1921, cioè 78 anni prima del 1999.

alibi legitur

  • La bolla dei titoli. Secondo una ricerca che riporta i risultati di un test effettettuato su 29 volontari (un numero risibile) farsi ripetutamente tatuare renderebbe il corpo più resistente alle infezioni. Un articolo sul sito dell’università statunitense che lo ha realizzato recita Vuoi evitare un raffreddore? Fatti un tatuaggio, o venti. Una volta attraversato l’oceano, la notizia s’ingrossa e da noi diventa diventa Contrordine tatuaggi: fanno bene.
  • Doccia fredda. Due anni fa la campagna delle secchiate d’acqua gelata per raccogliere fondi per la ricerca sulla SLA. Oggi tante testate riportano la notizia di una importante scoperta ottenuta grazie a essa. Per esempio La Stampa titola Scoperto nuovo gene alla base di Sla grazie ad ”Ice Bucket Challenge”. I siti anglosassoni sono ancora più sbilanciati annunciando una svolta epocale. Peccato che le cose non stiano proprio così. Il gene “scoperto” era in realtà già inserito nella lista dei potenziali loci associati alla malattia, la ricerca conclusa ha permesso di constatarne un’associazione tutto sommato marginale (risultando presente nel 3% dei casi) e il suo sviluppo potrebbe non portare ad alcuna terapia. C’è chi spiega che il risultato raggiunto rientra nel normale corso della ricerca scientifica e che titoli sensazionalistici fanno più male che bene perché inducono una fiducia immotivata nell’efficacia delle donazioni a pioggia.
  • Milioni e milioni. Ancora a proposito delle esternazioni di Gori sul Brexit, che scrive: “Cos’è l’Unione Europea?” Nelle ore immediatamente successive l’esito del referendum che ha sancito la Brexit, è stata questa la domanda che milioni di britannici hanno affidato a Google. Ma in realtà la domanda era stata formulata da meno di un migliao di persone, come ha spiegato Paolo Attivissimo sul suo blog. Insomma, un autogol dietro l’altro.
  • Media mediana o moda? Un divertente fumetto sulle insidie della statistica. Per chi non si accontenta degli avvertimenti di Trilussa.
  • Tempo di medaglie. Una interessante discussione (un po’ tecnica) di quattro anni fa sui diversi modi di formare il medagliere delle olimpiadi o meglio di compilare la classifica delle nazioni partecipanti.

scegliere un’unità di (dis)misura

Ho scritto questa lettera con il cuore spezzato da una sentenza sportiva inaspettata che dà fine alla mia lunga carriera sportiva ma soprattutto calpesta la mia dignità di uomo che ha sempre combattuto proattivamente il doping in ogni sua forma e l’illogicità dietro questa sentenza lo testimonia. Illogicità che in cuor mio non ha la presunzione di prevalere sul “dogma della macchina” che mi ha riscontrato 0,00000000005 gr/ml di anastrozolo nelle urine, ma che dovrebbe contribuire a ricostruire un quadro oggettivo dei fatti, aiutando chi preposto a decidere circa la vita e il futuro di un uomo. Perché, sia chiaro è di vita e non più di sport, che qui stiamo parlando. E domando e mi domando: “Era logico doparsi”?

Niccolò Mornati su la Repubblica del 25 luglio 2016

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cortesia di nucleartist / Freepik

E il canottiere Niccolò Mornati, squalificato per quattro anni a meno di un mese dalle prossime olimpiadi cui avrebbe partecipato per l’ultima volta, risponde sei volte no alla domanda formulata nella sua lettera aperta a la Repubblica.

Negare a tutti i costi l’assunzione consapevole di sostanze proibite sembra essere la linea di difesa comune di quasi tutti gli atleti risultati positivi a qualche test antidoping. Otre al caso recentissimo della velista italiana che incolpa una crema per curare i brufoli, c’è chi arriva alle giustificazioni più inverosimili e assurde, di cui sempre la Repubblica presenta in questi giorni una sintetica selezione. Mornati invece sceglie un approccio rovesciato, rivendicando con forza l’assenza di un movente, o meglio, la presenza di tante ragioni per rifiutare il doping, in un atleta nella sua posizione, giunto al termine di una irreprensibile carriera sportiva e con ottime prospettive professionali per l’immediato futuro.