lo strano caso della lotteria italia 2020


Sullo strano caso di Ferno, dove sono stati assegnati tre premi di terza categoria della Lotteria Italia da 20mila euro l’uno, il Codacons ha deciso di vederci chiaro, e presenta oggi una formale istanza ai Monopoli di Stato e alla Guardia di Finanza affinché sia sospesa l’aggiudicazione dei premi in attesa delle dovute verifiche.

Nel mirino dell’associazione i numeri dei biglietti vincenti che risultano pressoché consecutivi: P474343, P474346, P474348. Un caso che – secondo le leggi della probabilità [i calcoli di un esperto] – può verificarsi una volta su 2,6 miliardi di miliardi

da AgenPress.it, 8 gennaio 2020

Mi sono permesso di ritoccare il passo citato perché il risultato dichiarato dall’esperto interpellato dal Codacons è frutto di un calcolo grossolanamente sbagliato e ho giudicato fuori luogo avallarlo richiamando le leggi della probabilità.

Eppure il calcolo corretto non è tanto più complicato, e vorrei qui di seguito descriverne i passaggi. L’unica legge importante da conoscere è quella per cui la probabilità di una combinazione di eventi (in questo caso, una sequenza di estrazioni) si ottiene moltiplicando le probabilità di ciascun singolo evento (in questo caso, ciascuna singola estrazione).

una differenza che fa la differenza

cortesia di Wikipedia

Il reddito di cittadinanza è riuscito nell’intento di ridurre la povertà nel nostro Paese. È il giudizio del presidente dell’Inps Pasquale Tridico []: “Il tasso di povertà nel nostro Paese si è ridotto di 8 punti percentuali”

da la Repubblica del 20 dicembre 2019

C’è qualcosa che non va.
Per spiegare cosa, devo aprire un inciso e presentare un esempio numerico non direttamente legato al caso in questione.

Supponiamo che un qualche indice che vale 25 subisca una variazione negativa arrivando a 18.

Possiamo immaginare un contesto e un’unità di misura qualsiasi: i due valori possono esprimere indifferentemente un reddito espresso in migliaia di euro, o l’ammontare di una popolazione in milioni di abitanti, o il tempo medio di risoluzione di una pratica in giorni o mesi, o quello che volete voi. La variazione assoluta dell’indice, misurata dalla semplice differenza tra i due valori, è pari a 25-18 = 7. Quella relativa (o percentuale), misurata rapportando la semplice differenza al primo valore, è pari a 7/25 = 0.28 = 28%. Fin qui, non c’è possibilità di fraintendimento, perché l’unità di misura della variazione chiarisce di che tipo è: se la variazione è espressa senza percentuale, sottindendendo la stessa unità di misura dei due valori cui si riferisce, allora è assoluta; se invece è espressa in forma percentuale, allora è relativa.

Le cose si complicano leggermente quando invece l’indice rappresenta una qualche grandezza percentuale.

doppia sopravvivenza

con il comunicato odierno Iliad afferma che il 97% dei clienti intervistati raccomanderebbe Iliad ad amici e parenti (secondo una scala di gradimento da “abbastanza” a “molto”).

da MondoMobileWeb del 3 dicembre 2019

Giusto qualche giorno fa scrivevo di distorsione da sopravvivenza e ora mi ritrovo sottomano la notizia di cronaca perfetta.

Cos’è la distorsione da sopravvivenza? Lo ripeto: il fenomeno per cui la composizione di un’insieme risulta alterata dal fatto che alcuni elementi che vi apparterrebbero inizialmente vengono eliminati prima dell’osservazione finale.

L’esempio paradigmatico riportato da quasi tutti gli articoli e i libri sull’argomento è un caso storico.

bravi studenti e buone scuole

cortesia di NeONBRAND

Osservando una squadra di pallacanestro si può misurare rigorosamente che i giocatori sono decisamente più alti della media dei loro coetanei. Ma se il genitore di un ragazzo non particolarmente alto volesse iscrivere il suo ragazzo a tale attività sportiva sperando che inserito lì dentro possa avere migliori risultati di crescita in altezza dovremmo forse moderare le sue aspettative.

da l’Adige del 22 novembre 2019
Come gli scorsi anni, Eduscopio ha pubblicato l’annuale classifica delle scuole superiori, per provincia e tipo di istituto, in base ai voti degli studenti all’esame di maturità e ai successivi risultati degli esami del primo anno di studi universitari.

Ho letto alcuni insegnanti esprimere critiche al vetriolo verso questa indagine, sostenendo (la sintesi brutale delle argomentazioni è mia) che il ruolo del docente, in quanto teso al raggiungimento di valori immateriali, non sarebbe suscettibile di alcuna valutazione quantitativa. Non voglio entrare nel merito di questa specifica argomentazione, limitandomi a dire che ritengo questa posizione destinata a soccombere di fronte alla richiesta, sempre più pervasiva nell’epoca degli algoritmi e dei big data, di indici numerici per misurare ogni aspetto della vita economica e sociale.

Per me invece l’articolo di Maria Prodi, pubblicato sull’Adige, centra magistralmente il fulcro della questione: la fallacia delle premesse e delle conclusioni che si attribuiscono all’indagine. Per usare le sue parole: siamo sicuri che un ragazzo che si iscrive a una scuola con punteggio migliore troverà una scuola migliore, o semplicemente una scuola in cui si sono iscritti ragazzi scolasticamente migliori? Avevo espresso lo stesso concetto tempo fa ma l’esposizione di Maria Prodi è davvero illuminante. Per questo invito a leggere integralmente il suo articolo.

Vorrei aggiungere qualche considerazione in merito alla domanda principale: quanto conta un istituto nel successo dei suoi studenti?

per un pugno di vegani

cortesia di Jannis Brandt

Il rapporto Eurispes correla questa abitudine alimentare anche con l’orientamento politico, ed emerge una sorpresa. Parafrasando Gaber: “Il vegano per scelta è più di destra, vegetariano forse di sinistra”. L’8,1% di chi si colloca a destra o nel centro destra è vegano, contro lo 0,9% di chi si colloca a sinistra o nell’estrema sinistra. È inoltre vegano il 2,8% di chi ha votato Movimento 5 stelle. A sinistra sono tuttavia vegetariane 14 persone su 100, il doppio di chi si dichiara di centro destra. È vegetariano il 5,5% degli elettori del Movimento.

da infodata.ilsole24ore.com dell’8 ottobre 2019

Solo qualche giorno fa m’è capitato di leggere l’articolo pubblicato nella sezione infodata del sole 24 ore lo scorso mese, sulla relazione tra veg(etari)anesimo e orientamento politico. L’analisi riprende pari pari i risultati della ricerca Eurispes Rapporto Italia 2019 pubblicata a febbraio di quest’anno. La relazione tra dieta alimentare e orientamento politico può apparire sorprendente, per cui ho provato a indagarla. Finendo, lo anticipo, per smontarla.

l’orientale ovvero la padella col buco

cortesia di IlSistemone

Guido Trombetti su La Repubblica del 15 luglio si lamenta dei risultati poco lusinghieri ottenuti dalle università campane nella recente classifica stilata dal Censis, incappando tuttavia in diverse incongruenze.

Ecco le sue due premesse.

Sui fattori che vengono considerati per scegliere un ateneo piuttosto che un altro:

Nello scegliere l’università i ragazzi, e le loro famiglie, adoperano i più disparati criteri. Certamente la fama degli atenei. Ma anche le esperienze spicciole narrate da amici e parenti. Certamente incidono i costi necessari a frequentarne uno lontano piuttosto che uno vicino. Ma anche il fascino di nuove esperienze di vita. Come conta la qualità delle strutture e dei servizi. E, ma invero poco, la qualità del corpo docente.

Sulla valenza delle classifiche degli atenei.

Infine incombe sulle scelte la foresta di classifiche in circolazione. Ce ne sono in giro molte. Alcune serie. Altre meno. I parametri scelti per stilarle variano. E con essi i risultati. Per cui l’unico valore che si può riconoscere è quello di una indicazione di massima.

Poi così prosegue.

fuga dalla sosta

cortesia di shuets udono

Dai risultati della ricerca, condotta su un campione di 1.220 persone di tutta la penisola con un’età compresa tra i 18 e i 74 anni, è emerso che il 17,7% degli italiani con patente di guida, cioè circa 7,7 milioni di automobilisti, ha danneggiato almeno una volta un veicolo in sosta.

Ma ciò che più colpisce è la scorrettezza: dall’indagine emerge infatti che 1,3 milioni di automobilisti hanno preferito andar via senza lasciare alcun recapito, anziché lasciare il classico bigliettino lasciato sul parabrezza. A conti fatti, parliamo del 16,5% di chi ha dichiarato di aver danneggiato un’auto in sosta.

da quattroruote.it del 24 giugno 2019

Qualcuno potrebbe chiedersi: come si fa a intervistare poco più di un migliaio di persone e a concludere che gli automobilisti che hanno avuto un certo comportamento sono diversi milioni?

Nel caso in esame c’è un numero non dichiarato che spiega la prima cifra assoluta: 43,5 milioni di automobilisti nella fascia d’età considerata; numero ricavato, presumibilmente, dagli archivi della motorizzazione civile. Applicando a questa cifra la percentuale rilevata tra gli intervistati, si ottiene per l’appunto 43,5*17,7% = 7,7 milioni, che rappresenta la stima del numero complessivo di automobilisti italiani che avrebbero vissuto lo stesso genere di episodi di quelli intervistati. Analogamente, gli 1,3 milioni di automobilisti scorretti si ottengono applicando la percentuale del 16,5% ai 7,7 milioni precedenti.

E’ legittimo fare una simile proporzione?

commentare l’acqua fresca

cortesia di Vito Parlato

Acque balneari italiane, il 95% risulta di eccellenza ma ci sono più siti inquinati

Una buona e una cattiva notizia, servite insieme. L’Italia entra nella top ten dei Paesi europei, collocandosi nona, per l’ottima qualità delle sue acque di balneazione, ma al contempo è anche prima in Europa per la quantità di siti, ben 89, con acque balneabili di bassa qualità. Il giudizio arriva dal Rapporto Ue sulle acque balenabili 2018 della Commissione europea e dell’Agenzia Ue per l’ambiente (Eea)

da la Repubblica, 23 giugno 2019

Mi era capitato di scrivere di balneabilità delle coste tre anni fa, scrivendo di una rilevazione in teoria allarmante ma in pratica insignificante.

Anche questa volta, nonostante un titolo formalmente corretto a differenza di tante altre occasioni, la sostanza è abbastanza evanescente.

Tanto per cominciare, occupare il nono posto su ventotto non è un risultato di particolare rilievo. L’articolo non scrive esplicitamente in base a quale criterio è compilata la classifica, anche se lascia intendere che sia la percentuale di acque balneabili di ottima qualità. In tal caso però non è giusto affermare che l’Italia entra nella top ten dato che anche secondo il rapporto dell’anno precedente l’Italia occupava la stessa posizione.

La buona notizia, insomma, non è così buona. Anzi, non è nemmeno una notizia.

mai dire mai due volte

cortesia di Nazionale Calcio

Il Napoli non perde mai due volte

[I]nteressante statistica in vista di … Napoli-Genoa, gara valida per la 31esima giornata della Serie A 2018-2019. […]

Gli azzurri sono reduci dal KO patito nel turno infrasettimanale sul campo dell’Empoli […]. In questa stagione dopo ogni KO sono comunque arrivati dei punti: in 3 occasioni altrettante vittorie, in 1 circostanza un segno X.

da TuttoNapoli.net, 7 aprile 2019

Spiegavo poco tempo fa che le previsioni (o le affermazioni) basate sulle statistiche nel calcio non hanno alcun valore effettivo. Di più, le ho definite un semplice azzardo, come scommettere sull’esito del lancio di una moneta.

A questo proposito l’articolo della citazione iniziale rappresenta un caso perfetto da commentare. Nel titolo, al posto di “Il Napoli quest’anno non ha mai perso due volte di fila”, che risulterebbe una constatazione evidente ma poco originale, si è scelto “Il Napoli non perde mai due volte di fila” che è una generalizzazione eclatante ma per nulla dimostrata.

Infatti, si potrebbe pensare che con cinque sole sconfitte in trenta partite non sia così improbabile subire due sconfitte di fila. La cosa interessante nel caso in esame è che i numeri in gioco permettono di misurare esattamente quanto è fondata una siffatta generalizzazione.

il clima(x) dell’ultimatum

cortesia di Max Pixel

Si è svolta l’altro giorno in diversi paesi del mondo e con grande risalto mediatico la manifestazione per il clima (sic). Tante testate insistono sul fatto che ci sarebbe davvero poco tempo per scongiurare il disastro («Solo 11 anni per fermare la crisi, poi sarà irreversibile», titola per esempio il Corriere della Sera del 15 marzo 2019), probabilmente riprendendo le conclusioni dell’ultimo rapporto dell’agenzia intergovernativa dell’Onu sui cambiamenti climatici.

E’ un messaggio che si ripete senza soluzione di continuità. Ecco di seguito una carrellata di titoli di articoli che mi ha restituito una semplice ricerca, limitata peraltro all’ultimo anno, tratti dalla stampa nazionale:

  • Clima, l’allarme dell’Iss: «Restano solo 20 anni per salvare il Pianeta» – Corriere della Sera, 3 dicembre 2018
  • Clima alla resa dei conti: abbiamo solo 10 o 15 anni per invertire la rotta – Earth Day Italia, 9 Maggio 2018
  • Riscaldamento Globale E Cambiamenti Climatici: Nuovo Rapporto ONU, Ci Restano Solo Dieci Anni Per Mettere Le Cose A Posto – Reccom Magazine, 8 ottobre 2018

e internazionale:

  • Scientists say 25 years left to fight climate change – Public Radio International, 13 settembre 2018
  • Climate Scientists to World: We Have Only 20 Years Before There’s No Turning Back – NRDC, 12 ottobre 2018
  • The point of no return for our planet is only 17 years away – The Outline, 30 agosto 2018

Allentando di poco i criteri temporali di ricerca si trovano altri articoli, come questo, che risale a meno di due anni fa, e con il quale concludo la rassegna:

  • Clima, ci restano solo tre anni per evitare la catastrofe – Linkiesta, 30 giugno 2017

Insomma, è tempo di prendere le cose sul serio. Chi ritiene sia giusto e utile seminare il terrore (sbagliando peraltro obiettivo) si espone al rischio di ridicolizzare la sua causa.