un obiettivo equivoco

In questi giorni gli utenti italiani di Wikipedia che accedono alle pagine dell’enciclopedia si trovano di fronte diversi avvisi che li invitano a fare una donazione. E’ la campagna di raccolta fondi per l’enciclopedia che si ripete una o più volte l’anno in ogni area geografica del mondo, per ricordare a tutti che Wikipedia ha bisogno del supporto economico dei suoi utenti. Nel corso degli anni il testo dei messaggi è cambiato più volte. Se in alcune passate occasioni è stato usato un tono drammatico, prospettando che la sopravvivenza e l’indipendenza di Wikipedia fossero in pericolo, il tono di quest’anno è senz’altro misurato e riflette il fatto che Wikipedia è oramai una realtà consolidata.

In ogni caso, A fronte di un’ipotesi utopistica (se tutti coloro che stanno leggendo questo avviso donassero due euro) viene presentata una conclusione che, sia nella versione attuale (potremmo permetterci di far crescere Wikipedia negli anni a venire) che in alcune di quelle passate (la nostra raccolta fondi sarebbe completa nel giro di un’ora), personalmente non mi ha mai convinto.

per un bicchiere di latte

cortesia di Zeius Media

L’impatto ambientale della produzione di latte è molto elevato sia per quanto riguarda le emissioni di CO2 che lo sfruttamento del terreno e il consumo di acqua. Produrre un bicchiere di latte richiede 650 metri quadrati di terreno, circa 10 volte di più di quanti ne servano per produrne, per esempio, uno di “latte” di avena.

il Post, 19 gennaio 2019

Di recente mi è capitato diverse volte di leggere articoli che ammoniscono sull’enorme consumo di risorse legato al consumo di prodotti di origine animale, sia in termini assoluti che relativi rispetto ai (presunti) corrispondenti prodotti di origine vegetale.

la salamandra calcistica

cortesia di EscherMath

Cristiano Ronaldo, statistica favorevole. Gol “garantito” alla 3ª giornata

Nelle 9 stagioni al Real Madrid, infatti, CR7 ha timbrato il cartellino alla 3ª giornata in ben 7 annate. In uno dei due match a secco, il portoghese ha comunque regalato un assist vincente mentre nell’ultima stagione madrilena era assente per squalifica. Inoltre, in 4 delle 7 partite a segno, Ronaldo veniva, come adesso, da un digiuno nelle prime due giornate di campionato e addirittura nel 2015/2016 si sbloccò impallinando per ben 5 volte l’Espanyol. 13 reti in totale alla 3ª giornata per il ragazzo di Funchal. I numeri parlano chiaro: contro il Parma, Cristiano è pronto a far esplodere il primo “siuuu” dell’era juventina.

da La Gazzetta dello Sport, 28 agosto 2018

Juventus, nessuna paura. CR7 ha segnato il suo primo gol solo 3 volte prima di settembre

La casella 0 alla voce gol di Cristiano Ronaldo alla Juventus ha fatto preoccupare il popolo bianconero che però può dormire sogni tranquilli grazie a una statistica. CR7 infatti è andato in gol soltanto in 3 occasioni nella sua carriera (18 stagioni) prima del mese di settembre. L’ultimo sigillo estivo è arrivato nel 2015, quando il Real Madrid vinse 2-0 contro il Cordoba.

da fanpage.it, 3 settembre 2018

Tra tutte le statistiche, quelle basate sui precedenti, ovvero su serie storiche che arrivano a contemplare eventi di anni e anni addietro, sono le più insulse. Possono anche apparire suggestive, ma il loro valore predittivo, ovvero la loro capacità di anticipare un evento futuro, è pressoché nullo. Tanto varrebbe fare un pronostico lanciando una moneta.

Ogni volta che ne leggo una come quelle citate mi viene in mente la stessa parola: gerrymandering. Il termine indica la pratica subdola da parte di un politico in carica o più in generale di un partito al governo di ridefinire i confini dei collegi elettorali in un sistema maggioritario in modo da rendere più facile la propria vittoria alle successive elezioni. Il termine fonde il nome del primo politico noto per averla messa in atto (l’americano Gerry) con le ultime sillabe del nome inglese della salamandra cui finiva per somigliare la mappa del collegio elettorale ridisegnato in maniera artificiosa sulla base della differente propensione al voto dei suoi residenti. Spero che l’immagine tratta da Wikipedia sia sufficientemente esplicativa.

la moda dei nomi

pietre-colorate

Nell’aggiornare i dati della mia visualizzazione su popolarità e tendenza dei nomi in Italia all’ultima statistica fornite dall’Istat, ho deciso di dedicare un po’ di tempo ad approfondire il significato che avevo attribuito al termine di tendenza per misurare l’effetto di una moda.

Nel mio articolo di presentazione, avevo brevemente definito la tendenza di un nome come l’intensità con cui negli ultimi cinque anni ha visto crescere o diminuire costantemente (in termini percentuali) la propria diffusione. Il concetto sottinteso è che la genesi (o l’abbandono) di una moda è descritta dal modello di crescita (o decrescita) esponenziale a tasso costante x%, secondo il quale, fatti 100 i casi attuali, se ne avranno 100+x (o 100-x) il periodo successivo.

dare i numeri sul var

cortesia di Raúl Pérez Lara

Nelle prime 20 giornate […] si sono disputate in totale 198 partite. In queste ci sono stati 55 cambi di decisione indotti dal VAR. Ci sono stati 10 errori gravi […].

Tiziano Pieri, ex arbitro di serie A, su ilsuddidiario.net, 8 gennaio 2018

Nelle prime 20 giornate di campionato, abbiamo contato 58 decisioni giuste prese con l’ausilio delle immagini […] contro le 26 decisioni sbagliate prese pur potendo avvalersi del supporto tecnologico. Un rapporto di due a uno, sicuramente migliorabile, che comunque deve far riflettere: nel 66% delle situazioni dubbie, dal Var è arrivato un assist a chi era in campo a fischiare evitando un errore.

il Corriere dello sport, 9 gennaio 2018

Il Var […] analizza sempre tutto […]. Soltanto in 70 […] casi, il Var ha interloquito con l’arbitro in campo e in 20 occasioni ha cambiato le decisioni del campo. Su 900 casi, in totale, sono stati commessi solo 5 errori quindi il bilancio è positivo.

Marcello Nicchi, presidente degli arbitri, su diariodelweb.it, 10 gennaio 2018

In 210 partite, quindi, sono state 1.078 le verifiche eseguite con la Var, verifiche che hanno prodotto 60 correzioni delle decisioni arbitrali, di cui 11 errate, incluse 7 che hanno influenzato il risultato. Si parla, quindi, di una percentuale di errore pari all’1%, rispetto ad una percentuale del 5,6% di errori senza VAR (0,28 errori a partita in media).

redazione di calcioefinanza.it, 15 gennaio 2018

Ecco in sintesi i numeri di questa (incompleta) rassegna stampa dell’ultima settimana:

sito ilsussidiario.net corrieredellosport.it diariodelweb.it calcioefinanza.it
fonte Pieri (ex arbitro) testata Nicchi (presidente arbitri) Rizzoli (designatore arbitrale)
giornate 20 20 20 19
partite 198 210
verifiche 900 1078
correzioni arbitrali 55 20 60
errori 10 26 5 11

Oltre a rendere evidente che anche nelle statistiche sugli errori ci sono invariabilmente degli errori (e forse una quota di pressapochismo, almeno in alcuni), è la dimostrazione che più dati non significa necessariamente maggiore precisione, e che in ogni operazione di classificazione, soprattutto se di eventi controversi, una certa componente soggettiva è ineliminabile.

Ma c’è una considerazione ancora più importante da fare.

da Achille a Zoe


Il sito dell’Istat ha una pagina dedicata alle statistiche sui nomi dei bambini nati negli anni più recenti, che riporta l’elenco di quelli più diffusi e, una volta selezionato un singolo nome, visualizza il numero dei bambini che hanno avuto quel nome in ciascuno dei quasi ultimi vent’anni e il relativo grafico. Un servizio utile ai curiosi di onomastica e forse anche ai futuri genitori che sono indecisi sul nome da scegliere.

Quando l’ho vista per la prima volta ho pensato che sarebbe stato interessante usarne i dati per costrire una panoramica più generale, che permettesse per esempio di confrontare l’evoluzione nel tempo della popolarità di due o più nomi, o di evidenziare quelli che nel corso degli anni sono diventati più di moda, o sono caduti in disuso.

Il contatore dell’Istat è limitato ai 50 nomi più frequenti ma intervenendo sul codice della pagina è possibile ottenere i dati relativi a tutti i nomi assegnati ai nuovi nati, anche quelli meno usati.

Così, dopo avere scaricato, riordinato e rielaborato tutti i dati disponibili, e dopo avere testato diversi modelli grafici, mi sono concentrato su una particolare rappresentazione visuale, che ho finalmente terminato di implementare.
La figura nell’immagine qui sotto ne offre un’istantanea, anche se per apprezzarne l’interattività conviene provare l’applicazione dal vivo disponibile a questa pagina.

attenti al divario

Il rapporto dell’organizzazione [Oxfam:] Continua a crescere la disuguaglianze economica, salariale e di accesso al mercato del lavoro tra uomini e donne e il distacco è così ampio che per invertire l’attuale trend servirebbero ancora 170 anni, 52 in più rispetto a un anno [fa].

da la Repubblica, 8 marzo 2017
Come tante altre volte occorre fare un po’ di chiarezza sul titolo. Il divario tra le condizioni salariali di uomini e donne non si misura in anni, all’origine. Sarebbe come dire che le donne vivono in media 2000 litri d’acqua consumati in più degli uomini, o che la loro sottorappresentazione nei livelli politici apicali rispetto agli uomini vale 10mila chilometri annuali in meno per visite di stato.

Ma i fraintendimenti non finiscono qui. Innanzitutto non si capisce come sia possibile invertire l’attuale trend se la disuguaglianza continua a crescere. In secondo luogo, il fatto che da un anno al successivo una stima numerica subisca una variazione di quasi la metà del suo valore (perché 170-52=118 e 52/118 ~ 44%) fa sorgere qualche perplessità sulla sua attendibilità e più in generale sul suo impiego.

Fortunatamente la lettura dell’introduzione del documento “Un’economia che funziona per le donne” consultabile sul sito dell’organizzazione Oxfam chiarisce ogni dubbio.

i risparmi di una breve vita

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cortesia di John

“I percettori di prestazioni previdenziali più generose hanno un tasso di mortalità più basso: di questo bisognerebbe tener conto per eventuali interventi perequativi”. Lo ha affermato il presidente dell’Inps, Tito Boeri, intervenendo alla presentazione dello studio dell’Ordine degli Attuari La mortalità dei percettori di rendita in Italia. Secondo Boeri, i dati, mostrando che le persone con pensioni più alte vivono più a lungo, rafforzano l’idea che “interventi perequativi potrebbero essere fonti di risparmio non irrilevante” e avrebbero un impatto sul sistema pensionistico “ancora più forte”.

“Allucinanti le dichiarazioni del presidente dell’Inps, Tito Boeri […]”, afferma in una nota Romano Bellissima, segretario generale della Uil Pensionati. “Evidentemente […] nei pensieri del presidente c’è anche il desiderio del doppio risparmio: ridurre le pensioni, così il pensionato prende meno, vive meno a lungo, quindi meno rate di pensione da erogare.”

da il Giornale del 14 dicembre 2016

L’intervento del presidente dell’Inps a un convegno dell’Ordine degli Attuari appena presentato a Roma hanno suscitato forti reazioni verbali, alcune sopra le righe (Nemmeno Goebbels, titola Blitz Quotidiano).

In realtà dall’una e dall’altra parte c’è stata una forzatura, anche se di tipo diverso.

lo stato delle cos(t)e

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cortesia di Marine Litter

Ogni 54 chilometri di coste italiane c’è un punto inquinato. Lo dice Goletta Verde 2016, la storica campagna estiva di Legambiente […] i cui risultati sono stati presentati oggi a Roma. Dei 265 punti monitorati dal laboratorio mobile, uno ogni 28 chilometri di costa, il 52% è risultato inquinato o fortemente inquinato.

da la Repubblica, 12 agosto 2016

I risultati principali del bilancio del monitoraggio effettuato quest’anno da Goletta Verde, la storica imbarcazione di Legambiente, meritano qualche osservazione, o meglio, avvertenza sulla loro interpretazione.

Cosa significa un punto inquinato ogni 54 chilometri di costa. Partiamo inanzitutto dal calcolo effettuato per ricavare tale dato. La lunghezza complessiva delle coste italiane, pari a 7458 chilometri, è rapportata al numero dei campioni di acqua risultati inquinati, 138, ovvero il 52% dei 265 raccolti in differenti luoghi lungo la navigazione. Quindi in media è stato rilevato un campione inquinato ogni 7458 : 138 = 54 chilometri.
Va notato che tale valore è un indicatore che sintetizza l’attività svolta da Goletta Verde, e non si riferisce alle coste italiane nella loro interezza, dal momento che Goletta Verde non ha effettuato un vero e proprio censimento, prelevando campioni d’acqua chilometro dopo chilometro lungo la sua circumnavigazione d’Italia, ma solo in 265 punti prestabiliti.

insomma un miliardo

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il Dito di Piazza Affari, cortesia di Lorenzo Gaudenzi

La media di Trilussa dice che la capitalizzazione dei titoli bergamaschi quotati a Piazza Affari in un anno, dal 30 giugno 2015 a ieri, è diminuita di un miliardo.

Ma è appunto la media di Trilussa. Infatti, per una Brembo che è salita di 720 milioni, c’è Ubi che è tracollata di 4,1 miliardi.

L’Eco di Bergamo, 2 luglio 2016

In base ai dati forniti dalla Borsa Italiana, ho ricostruito (pur con qualche differenza rispetto ai dati citati nell’articolo) la situazione dei titoli considerati.

titolo capitalizzazione
in € 30/06/2016
variazione %
30/06/2015-30/06/2016
capitalizzazione
in € 30/06/2015
variazione assoluta in €
30/06/2015-30/06/2016
agronomia 978.250 -93,29% 14.578.987 -13.600.737
brembo 3.275.516.813 32,63% 2.469.665.093 805.851.720
italcementi 3.673.349.596 75,85% 2.088.910.774 1.584.438.822
ivs 319.235.140 16,44% 274.162.779 45.072.361
tenaris 14.988.685.862 6,81% 14.033.036.103 955.649.759
tesmec 49.601.309 -29,87% 70.727.661 -21.126.352
ubi 2.332.192.332 -65,25% 6.711.344.840 -4.379.152.508
totali 24.639.559.302 -3,99% 25.662.426.238 -1.022.866.936

Il riferimento alla media di Trilussa non è solo ardito ma anche azzardato. Perché le variazioni assolute delle capitalizzazioni possono assumere valori positivi e negativi; perché sarebbe più opportuno considerare le variazioni percentuali invece di quelle assolute. Ma soprattutto perché il miliardo perso dalle sette aziende bergamasche nell’ultimo anno non è la media ma la somma delle variazioni nella loro capitalizzazione. Insomma, insieme tutte e sette hanno perso complessivamente un miliardo, e non mediamente un miliardo ciascuna di esse.