quale qualità della vita

Dal Nuovo Quotidiano di Rimini del 2 gennaio 2013:

Per il Sole 24 Ore Rimini è quarta in Italia per qualità di vita, secondo l’indagine di Italia Oggi, invece si classifica al 54esimo posto. I parametri restano comunque gli stessi ed è sempre il numero di popolazione che permette questa forte oscillazione quando si parla della riviera. A penalizzare in particolare, sempre secondo Italia Oggi, è la sicurezza: Rimini sarebbe tra le peggiori in Italia. “Prendo tutto con grande divertimento e un pizzico di affetto nei confronti dei ricercatori, visto che – stanti più o meno gli stessi parametri- Sole 24 Ore e Italia Oggi ci danno al top o a metà classifica. Evidentemente anche la matematica, come il calcio, è diventata un’opinione” commenta il presidente della Provincia

Ho scoperto da questo articolo che a proposito della qualità della vita esistono due classifiche delle province italiane: quella pubblicata su Il Sole 24 Ore, e quella pubblicata su Italia Oggi.

rapporto ambivalente

Dal notiziario online quotidianosanità.it del 22 maggio 2012:

L’argomento “pillola” è qualcosa di cui le donne parlano liberamente, prima di tutto con le amiche, scambiandosi opinioni e consigli (62%) […]. In fin dei conti, però, il 43% delle intervistate ritiene che la scelta del proprio anticoncezionale sia esclusivamente personale e la condivide solo con il proprio medico.

Le donne mostrano un elevato livello di soddisfazione rispetto alla propria pillola anticoncezionale. Tuttavia 1 donna su 3 riferisce di avere delle preoccupazioni e dei timori in merito, che la inducono nella metà dei casi a pensare di interromperne l’assunzione.

Le donne si sentono molto ben informate rispetto all’argomento “pillola”, principalmente grazie al loro ginecologo (68%). Tuttavia 4 donne su 5 vorrebbero saperne di più.

I risultati della ricerca che vengono presentati sembrano un po’ contraddittori. Forse oltre alle risposte di comodo, che bisogna mettere in conto quando si parla di certi argomenti, come già osservato, c’è anche una ineliminabile dose di superficialità e incoerenza che emerge nell’affrontare questo come tanti altri aspetti della vita (o più banalmente, le interviste ad essi dedicate).

questione di percentuali

Dal quotidiano online Lettera43 del 7 marzo 2012:

Di pronostici, prima delle elezioni politiche, se ne fanno sempre tanti ma questa volta si tratta di statistiche: dalla Francia è arrivata la notizia della sicura rielezione del presidente Nicolas Sarkozy, con percentuale al 50,3% al secondo turno.
La percentuale di presunta vittoria è emersa da uno studio realizzato dall’organizzazione Electionscope, basatosi su un modello statistico di previsione elettorale e non su sondaggi di opinione.

Il sistema è stato inventato da Bruno Jerome e Veronique Speziari, due ricercatori che a poche settimane dall’appuntamento elettorale sono stati categorici: «Qualunque cosa succeda, lo scarto sarà molto basso. È da escludere una vittoria della sinistra con il 57% contro il 43%», hanno spiegato. Le variabili che ha preso in considerazione il loro modello sono state, ad esempio, la congiuntura economica, i dati della disoccupazione e la popolarità del candidato. «Se i dati della disoccupazione fossero saliti al di sopra del 9,6%, Hollande [avversario di Sarkozy] avrebbe potuto vincere», hanno concluso.

cortesia di DonkeyHotey

Inserire nello stesso paragrafo le espressioni sicura rielezione e presunta vittoria è, evidentemente, un ossimoro.

uomini e donne

Dal sito dell’agenzia giornalistica Asca:

In media durante la vita gli uomini hanno il doppio di partner sessuali rispetto alle donne.
Almeno stando ai dati del Regno Unito: e’ quanto emerge da un’indagine dell’Health Survey for England, l’istituto che effettua sondaggi per conto del Department of Health britannico. Dall’indagine emerge che, nel corso della vita, gli uomini hanno mediamente 9,3 partner ”di letto” contro i 4,7 delle donne.

cortesia di photl.com

L’altro giorno in una trasmissione televisiva sono stati citati i risultati della ricerca di cui ho poi recuperato la notizia, che risale a qualche settimana fa. Un altro caso paradigmatico in cui ciò che risulta dalle dichiarazioni degli intervistati viene frettolosamente confuso con la realtà dei fatti.

le verità nascoste

Da Genitori, i figli restano sconosciuti anche nella “generazione digitale” su La Repubblica del 7 dicembre 2011:

I risultati di un’indagine realizzata da Telefono Azzurro insieme all’istituto di ricerche Eurispes è Allarme cyber-dipendenza e sexting. Mamme e papà nei confronti di internet nutrono una fiducia disarmante e un’enorme sottovalutazione dei rischi. L’88,9% esclude che i figli possano spogliarsi e inviare online fotografie e video. Ma il 6,7% del campione dei ragazzi confessa di essere già finito nel girone sexting: ha inviato cioè materiale a sfondo sessuale utilizzando una connessione internet, mentre il 10,2% li ha ricevuti e l’8% ha effettuato chiamate a linee telefoniche destinate a soli adulti.

Da USA, il sexting è innocuo? su Punto Informatico il 7 dicembre 2011:

Un recente studio dell’Università del New Hampshire ha ora sottolineato come soltanto l’1 per cento dei giovani a stelle e strisce abbia inviato o ricevuto materiale in violazione delle attuali leggi sulla pedopornografia. Il sexting, perlomeno a mezzo immagini, sarebbe dunque un fenomeno decisamente meno diffuso di quanto si creda.

Tutto può succedere: lo stesso giorno due articoli presentano i risultati di due diverse ricerche a proposito dello stesso fenomeno, giungendo a conclusioni diametralmente opposte (del resto già anticipate nel titolo): un pericolo sottovalutato o un pericolo sopravvalutato? Diversamente da altri casi dove gli stessi risultati vengono riportati sui mezzi di informazione e interpretati in modi divergenti, in questo caso siamo di fronte a due ricerche che evidenziano risultati tra di loro molto discordanti.

Anche considerando la diversità e il contesto di ciascuna delle due ricerche (italiana e generalista la prima, statunitense e specifica la seconda), è difficile immaginare un divario di dieci ordini di grandezza nelle percentuali riportate (10% contro 1%). Come si spiega allora?

e-nucleare disinformazione

Janette Sherman e Joseph Mangano sulla testata CounterPunch (traduzione di ComeDonChisciotte):

I bambini negli Stati Uniti stanno morendo a un ritmo sempre maggiore. […]
Ultimamente il Morbidity and Mortality Weekly Report del CDC [Rapporto settimanale sull’infettività e mortalità, ndt] ha segnalato che otto città del nord-ovest degli Stati Uniti (Boise in Idaho, Seattle nello stato di Washington, Portland in Oregon, oltre alle città nel nord della California, Santa Cruz, Sacramento, San Francisco, San Jose e Berkeley) hanno registrato i seguenti tassi di mortalità fra i minori di un anno d’età:

  • 4 settimane prima del 19 Marzo 2011: 37 morti (con una media 9,25 alla settimana);
  • 10 settimane prima del 28 Maggio 2011: 125 morti (con una media di 12,50 alla settimana).

Ciò equivale ad un aumento del 35% (il totale per tutti gli Stati Uniti sfiora il 2,3%) ed è statisticamente rilevante. Di ulteriore rilevanza è il fatto che tali date comprendono le quattro settimane precedenti e le dieci successive al disastro dell’impianto di Fukushima. Nel 2001 la mortalità infantile era di 6,834 per 1000 nati vivi, aumentata fino a 6,845 nel 2007. Tutti gli anni dal 2001 al 2007 hanno registrato dei tassi più alti rispetto al 2001.

L’articolo Picco del 35% di mortalità infantile dopo l’incidente di Fukushima nelle città del nord-ovest degli Usa. Il drammatico aumento dei decessi infantili negli Stati Uniti è il risultato della ricaduta radioattiva di Fukushima? da cui ho tratto il passo citato è un tale cumulo di sciocchezze che può ben rappresentare un ottimo esempio di come non usare le statistiche per discutere una tesi. Forse i suoi autori ritengono che l’incidente alla centrale nucleare giapponese sia un disastro di proporzioni talmente apocalittiche che abbia avuto conseguenze tragiche, dirette e immediate anche a migliaia di chilometri di distanza.

sì, no, boh

I cellulari “potrebbero provocare il cancro” o sono “potenzialmente cancerogeni”. Sono affermazioni banali perché riferibili a innumerevoli sostanze o comportamenti che riguardano la nostra vita quotidiana, ma così viene commentato su molti siti di informazione il fatto che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) abbia inserito l’uso dei telefoni cellulari e di altri apparati di comunicazioni wireless nel gruppo 2B degli agenti “forse cancerogeni”. Si tratta in sostanza di un giudizio non conclusivo, che certifica come negli studi svolti finora le prove della pericolosità di tali apparecchi siano limitate e insufficienti a emettere un verdetto di colpevolezza. Un articolo (ovviamente non l’unico) che offre insieme un resoconto onesto della notizia e una breve spiegazione della classificazione adottata dallo IARC è pubblicato sulla Gazzetta del Sud. Nel frattempo, mi sono divertito a catalogare, un po’ come è stato fatto per le sostanze sospettate di provocare i tumori, alcuni tra i titoli dei tanti articoli online a seconda del livello di gravità attribuito, consapevolmente o meno, alla notizia. In verità almeno in alcuni casi il contenuto degli articoli differisce sensibilmente dal tenore dei titoli scelti, come se questi vivessero di vita propria. Comunque, personalmente, concordo con il senso e le opinioni espresse negli ultimi articoli elencati.