la legge delle scommesse democratiche

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L’altro giorno scorrendo la cronologia delle battute sul mio profilo twitter fa ho scoperto due modelli scientifici di previsione dei risultati dei mondiali di calcio che rendono pubblici i loro pronostici: quello di alcuni ricercatori di economia dell’università di Rennes e quello di FiveThirtyEight, la società di Nate Silver. Sono peraltro sicuro che ce ne siano altri.

Entrambi i modelli usano i dati statistici della serie storica delle partite giocate da ciascuna nazionale negli ultimi decenni per simulare il risultato di tutti gli incontri previsti dal calendario e determinare così le probabilità di superamento della fase a gironi e di ciascun turno in quella a eliminazione diretta, differenziandosi nel modo in cui dai dati statistici si passa alle simulazioni degli incontri.
Il metodo predittivo di Fivethirtyeight è più analitico perché oltre alle statistiche di partite passate (numero di gol, tiri in porta, azioni, eccetera) considera quelli dei giocatori (numero di minuti giocati in ogni singola partita) per costruire per ciascuna squadra due indici compositi di attacco e di difesa, che vengono poi convertiti in numero di potenziali gol fatti e subiti. A chi è interessato consiglio la lettura della pagina che descrive in dettaglio il metodo di previsione, molto chiara ed esauriente.
Il metodo dell’Università di Rennes invece usa i soli risultati delle partite passate, dandoli in pasto poi a non meglio precisati algoritmi di intelligenza artificiale, la cui caratteristica è quella di aggiornare le previsioni ogni volta che vengono acquisiti nuovi risultati.

Confesso di non essere un fanatico dir questi modelli predittivi, dubitando della loro efficacia, perché credo che ogni singola partita possa essere determinata da uno o più imponderabili episodi di gioco che sfuggono a qualunque previsione, anche dei commentatori e degli esperti dell’ambiente più attenti e informati. O, detto in parole più tecniche, perché ogni singola partita è come un campione troppo piccolo per far emergere nettamente il segnale rispetto al rumore.

Tuttavia vorrei approfittare dell’attuale divulgazione di questi modelli per esporre un’idea che ho da tempo sulle previsioni che offrono.

comuni e giovani amministratori

cortesia di Ministero Difesa

Al via l’assemblea dei Giovani amministratori – In Italia sono 19.858, in maggioranza laureati alla ricerca di lavoro

dal sito Anci, 29 giugno 2018

Il comunicato stampa dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani che riporta i principali risultati della ricerca sui giovani amministratori merita di essere commentato passo per passo perché è un campionario paradigmatico di quali conclusioni sbagliate, azzardate o immotivate si possono trarre dalla presentazione di semplici evidenze numeriche.

I giovani amministratori in carica al 4 giugno 2018 sono 19.858 e rappresentano il 19 per cento del totale degli amministratori comunali.

Devo preliminarmente segnalare che ho cercato di replicare l’analisi dell’Anci a partire dal database sugli amministratori locali pubblicato dal Ministero dell’Interno, senza peraltro riuscirci. In alcuni casi i valori numerici che ho ottenuto si discostano così tanto da quelli citate dall’Anci da stravolgerne il senso. Mi limiterò pertanto a commentare le considerazioni presentate nel comunicato prendendole per buone, senza metterne in discussione i numeri riportati.

In genere sono più preparati dei loro colleghi anziani avendo il 41 per cento in tasca un titolo universitario.

E’ un’affermazione un po’ forzata che presuppone che la preparazione derivi dal titolo di studio più che dall’esperienza lavorativa, che possono vantare le persone più anziane. Vorrei ricordare l’adagio che recita: la differenza tra la teoria e la pratica è molto più grande nella pratica che nella teoria.

anche sei e mezzo va bene

Il voto da dare alla velocità di rete è tra il sei e il sette, in media, beninteso. Il problema è che gli operatori principali offrono una velocità che, nei nostri test, è risultata in genere tra i 5 e i 10 volte più alta […].

Iliad, la prova su strada, repubblica.it, 14 giugno 2018

E’ interessante fare qualche considerazione a proposito della scala usata nella prova su strada di repubblica.it per assegnare il voto alla connessione del nuovo operatore di telefonia mobile.

Innanzitutto, la scala non può essere lineare; cioè, i voti non sono proporzionali alla velocità rilevate. Anche ammettendo, infatti, di assegnare il voto 10 agli altri operatori, a Iliad, che ha, secondo quanto riportato, una velocità tra 5 e 10 volte più bassa, toccherebbe un voto 5 o 10 volte più basso, cioè compreso tra 1 e 2.

il 50% a prima vista


Il blog di ultimoprezzo.it dà notizia dell’ultima offerta Carrefour, dopo quella che tempo addietro ho già commentato, sottolineando che le condizioni non la rendono così invitante come può apparire a prima vista.

In questa sede mi limiterò pertanto a integrare l’ottima analisi fatta dall’articolista del blog proponendo qualche semplicissimo calcolo aritmetico.

In termini percentuali, se ci si fermasse a guardare la cifra riportata in bella mostra nell’annuncio dell’offerta, si potrebbe pensare di ottenere uno sconto pari al 50% del valore del cellulare oggetto della promozione.

Ma non è così. Leggendo la didascalia si scopre che il 50% non è da considerarsi uno sconto e quindi come tale non viene decurtato dal prezzo da pagare. In realtà l’acquirente paga il prezzo pieno e riceve dei buoni da spendere successivamente nei punti vendita della stessa catena. Ragionando senza altre cautele si potrebbe calcolare che a fronte di un acquisto di 150 (di cui 100 in denaro e 50 in buoni) con un esborso di denaro pari a 100, si otterrebbe uno sconto pari a 50/150~33,3%.

Ma non è così (e due).

dare i numeri sul var

cortesia di Raúl Pérez Lara

Nelle prime 20 giornate […] si sono disputate in totale 198 partite. In queste ci sono stati 55 cambi di decisione indotti dal VAR. Ci sono stati 10 errori gravi […].

Tiziano Pieri, ex arbitro di serie A, su ilsuddidiario.net, 8 gennaio 2018

Nelle prime 20 giornate di campionato, abbiamo contato 58 decisioni giuste prese con l’ausilio delle immagini […] contro le 26 decisioni sbagliate prese pur potendo avvalersi del supporto tecnologico. Un rapporto di due a uno, sicuramente migliorabile, che comunque deve far riflettere: nel 66% delle situazioni dubbie, dal Var è arrivato un assist a chi era in campo a fischiare evitando un errore.

il Corriere dello sport, 9 gennaio 2018

Il Var […] analizza sempre tutto […]. Soltanto in 70 […] casi, il Var ha interloquito con l’arbitro in campo e in 20 occasioni ha cambiato le decisioni del campo. Su 900 casi, in totale, sono stati commessi solo 5 errori quindi il bilancio è positivo.

Marcello Nicchi, presidente degli arbitri, su diariodelweb.it, 10 gennaio 2018

In 210 partite, quindi, sono state 1.078 le verifiche eseguite con la Var, verifiche che hanno prodotto 60 correzioni delle decisioni arbitrali, di cui 11 errate, incluse 7 che hanno influenzato il risultato. Si parla, quindi, di una percentuale di errore pari all’1%, rispetto ad una percentuale del 5,6% di errori senza VAR (0,28 errori a partita in media).

redazione di calcioefinanza.it, 15 gennaio 2018

Ecco in sintesi i numeri di questa (incompleta) rassegna stampa dell’ultima settimana:

sito ilsussidiario.net corrieredellosport.it diariodelweb.it calcioefinanza.it
fonte Pieri (ex arbitro) testata Nicchi (presidente arbitri) Rizzoli (designatore arbitrale)
giornate 20 20 20 19
partite 198 210
verifiche 900 1078
correzioni arbitrali 55 20 60
errori 10 26 5 11

Oltre a rendere evidente che anche nelle statistiche sugli errori ci sono invariabilmente degli errori (e forse una quota di pressapochismo, almeno in alcuni), è la dimostrazione che più dati non significa necessariamente maggiore precisione, e che in ogni operazione di classificazione, soprattutto se di eventi controversi, una certa componente soggettiva è ineliminabile.

Ma c’è una considerazione ancora più importante da fare.

il mezzo vero come il falso

migranti.jpg

cortesia di Protezione Civile

La gente sta morendo e voi non vi rendete conto”. Questa, come scrive l’Ansa, una delle intercettazioni contenute nell’ informativa del nucleo ecologico dei Carabinieri di Pescara, rientrata nelle carte dell’inchiesta dell’hotel Rigopiano, dove il 18 gennaio scorso sono morte 29 persone sotto la valanga che ha travolto la struttura […].

Dello stesso tenore della frase [precedente, di un consigliere regionale], quella di [una funzionaria dell’] ufficio stampa della Provincia di Teramo, territorio in piena emergenza in quei giorni. “Qui conteremo i morti x carenza di soccorsi, forse non vi state rendendo conto”, scrive in un sms […].

da la Repubblica del 28 novembre 2017

Le notizie false sono scritte e pubblicate con l’intento di attrarre il lettore o indurlo in errore al fine di ottenere […] – spesso con titoli sensazionalistici, esagerati o palesemente falsi – la sua attenzione. Così recita Wikipedia.
Ma ci sono anche notizie vere, o meglio, notizie mezze vere perché occultano o snaturano una parte fondamentale dei fatti, che vengono scritte con il medesimo intento: suscitare la facile indignazione dei lettori.
L’articolo de la Repubblica è un caso paradigmatico, uno purtroppo tra i tantissimi che chi vengono proposti senza soluzione di continuità dagli organi d’informazione.

Per valutare correttamente gli episodi che la notizia (o non notizia) riferisce, occorre inquadrarli nel contesto in cui sono maturati: un evento meteorologico estremo che ha riguardato un intero territorio e ha obbligato gli enti deputati alla gestione dell’emergenza ad affrontare un numero molto alto di richieste di intervento.

sul referendum per l’autonomia in Lombardia


La Regione Lombardia, seppure con qualche ritardo, ha reso disponibili online i risultati a livello comunale del cosiddetto referendum per l’autonomia del 22 ottobre.

Desiderando fare qualche esperimento, mi sono cimentato prima nella costruzione di una procedura di raccolta dati, poiché il sito della Regione è stato progettato per l’interrogazione di un solo comune alla volta, e poi nella costruzione di alcuni grafici che potessero aiutare la lettura dei risultati. Li propongo brevemente qui di seguito.

perché l’attuale dinamica migratoria impoverisce tutti

migranti.jpg

cortesia di Radio Alfa

Se da un lato il tema dell’immigrazione raccoglie opinioni fortemente polarizzate, da un punto di vista strettamente matematico le cose sono molto più semplici: l’attuale ondata migratoria di cui siamo testimoni impoverisce tutti: sia il nostro paese, che riceve i migranti, che i paesi di partenza, da dove se ne vanno.

Si tratta di una conclusione che poggia su un argomento noto da tempo come effetto di Will Rogers, la cui dimostrazione è alla portata di tutti dato che non richiede nessuna conoscenza matematica approfondita, e proprio per questo mi stupisce che nessuno l’abbia mai presentata finora. O almeno, io non l’ho mai letta, e mi propongo qui di riparare a questa lacuna.

Per introdurre tale dimostrazione, occorre osservare in via preliminare che i fenomi fenomeni migratori non sono tutti uguali ma possono distinguersi secondo diverse caratteristiche: per esempio, il contesto geopolitico, economico, sociale, eccetera, dei paesi coinvolti.

Qui in particolare mi interessa classificare i fenomeni migratori secondo due variabili: il livello medio di ricchezza che sono in grado di produrre i migranti nei paesi che lasciano e in quelli che li ospitano. Espliciterò per semplicità tali variabili solo secondo due livelli: sopra la media e sotto la media, così da arrivare alla suddivisione descritta nella tabella che segue.

(s)imbriglia


Con il canone base è possibile scambiare messaggi di testo ed emoji illimitati per dodici mesi con le App di messaggistica istantanea, purchè ne sia fatto un uso personale, responsabile e conforme. Si intende un uso conforme se non viene ripetutamente superato il limite del traffico medio giornaliero, dove il traffico medio giornaliero è la media del traffico scambiato da tutte le ChatSim attive con il solo canone base.

dalla pagina che descrive le tariffe di ChatSim

Affermare ma nello stesso tempo negare: è il paradosso, oramai diventato frequente, di quegli operatori di telefonia che che da un lato offrono altisonanti piani con traffico illimitato e dall’altro li subordinano alle condizioni di un variamente declinato uso personale.

Questa dizione, con cui intendono tutelarsi da quegli utenti che prendessero troppo alla lettera (ma c’è da fargliene una colpa?) la loro offerta, viene definita attraverso restrizioni più o meno criptiche che nella sostanza contraddicono il significato di illimitato, come: traffico giornaliero e/o mensile uscente sviluppato verso numerazioni dello stesso operatore non superiore a … in termini assoluti e/o a …% del traffico uscente complessivo; rapporto tra traffico giornaliero uscente complessivo e traffico giornaliero entrante complessivo non superiore a ….

Il caso di Chatsim in cui mi sono imbattuto qualche giorno fa, una sim rivolta a un pubblico giovanile che viaggia frequentemente all’estero, è diverso: in primo luogo, perché si tratta di un piano base e non illimitato, un piano quindi per il quale è normale siano imposte condizioni precise e stringenti; e in secondo luogo perché tali condizioni si riassumono in un unico vincolo chiaro ma decisamente… difficile da rispettare.

da Achille a Zoe


Il sito dell’Istat ha una pagina dedicata alle statistiche sui nomi dei bambini nati negli anni più recenti, che riporta l’elenco di quelli più diffusi e, una volta selezionato un singolo nome, visualizza il numero dei bambini che hanno avuto quel nome in ciascuno dei quasi ultimi vent’anni e il relativo grafico. Un servizio utile ai curiosi di onomastica e forse anche ai futuri genitori che sono indecisi sul nome da scegliere.

Quando l’ho vista per la prima volta ho pensato che sarebbe stato interessante usarne i dati per costrire una panoramica più generale, che permettesse per esempio di confrontare l’evoluzione nel tempo della popolarità di due o più nomi, o di evidenziare quelli che nel corso degli anni sono diventati più di moda, o sono caduti in disuso.

Il contatore dell’Istat è limitato ai 50 nomi più frequenti ma intervenendo sul codice della pagina è possibile ottenere i dati relativi a tutti i nomi assegnati ai nuovi nati, anche quelli meno usati.

Così, dopo avere scaricato, riordinato e rielaborato tutti i dati disponibili, e dopo avere testato diversi modelli grafici, mi sono concentrato su una particolare rappresentazione visuale, che ho finalmente terminato di implementare.
La figura nell’immagine qui sotto ne offre un’istantanea, anche se per apprezzarne l’interattività conviene provare l’applicazione dal vivo disponibile a questa pagina.