sul referendum per l’autonomia in Lombardia


La Regione Lombardia, seppure con qualche ritardo, ha reso disponibili online i risultati a livello comunale del cosiddetto referendum per l’autonomia del 22 ottobre.

Desiderando fare qualche esperimento, mi sono cimentato prima nella costruzione di una procedura di raccolta dati, poiché il sito della Regione è stato progettato per l’interrogazione di un solo comune alla volta, e poi nella costruzione di alcuni grafici che potessero aiutare la lettura dei risultati. Li propongo brevemente qui di seguito.

Nella mia prima analisi, ho rappresentato i comuni lombardi, pesati proporzionalmente al numero degli elettori, come punti nel piano, rispetto alla percentuale di partecipazione al voto e alla percentuale dei voti che ha ottenuto il sì.

Le scale riportate sui due assi mostrano che a fronte di un’affluenza abbastanza eterogenea (dal 20% al 70%) i voti per il sì sono concentrati in un intervallo piuttosto ristretto (dal 90% al 100%). La tendenza degli indicatori dei comuni a disporsi secondo una linea obliqua dall’angolo in basso a sinistra all’angolo in alto a destra indica la presenza di una correlazione correlazione positiva tra le due variabili: a percentuali di affluenza sotto la media risultano associate generalmente percentuali per il sì sotto la media, e viceversa. In altre parole: i sì hanno vinto di più laddove si è andati a votare di più.

Ci si potrebbe anche chiedere, come ha fatto qualcuno, se la minore affluenza dei votanti in Lombardia rispetto al Veneto è dipesa dalla maggiore presenza di grandi agglomerati urbani e in particolare dell’area metropolitana di Milano, dove l’appoggio al referendum sarebbe stato molto tiepido. In effetti le bolle di dimensione più grande, corrispondenti ai comuni più popolosi, paiono più frequenti in corrispondenza di bassi valori sia della percentuale di affluenza che di voti per il sì, ma per esaminare meglio la relazione tra dimensione della popolazione e affluenza ho proceduto a una seconda analisi, rappresentando i comuni della regione come punti nel piano i cui due assi identificano il numero dei potenziali votanti e la percentuale dei votanti.

La nuvola dei punti lascia intuire la presenza di una correlazione negativa tra dimensione dell’elettorato potenziale e affluenza: cioè i comuni più piccoli risulterebbero associati a percentuali di votanti più grandi, e viceversa. Per cercare di misurare l’effetto di tale correlazione, ho sovraimpresso al grafico due linee, che associano a ogni valore del numero di potenziali elettori la percentuale media dell’affluenza nei comuni fino a quella dimensione, la prima, e la percentuale media dell’affluenza nei comuni oltre quella dimensione. Per esempio, in corrispondenza del valore di 10.000 elettori sull’asse orizzonale l’affluenza media nei comuni sopra tale valore è del 34% circa (linea verde), mentre nei comuni sotto tale valore è del 43% circa (linea rossa). La linea rossa (media nei comuni più piccoli) non è riportata sotto i 100 elettori per evitare di attribuire significato a percentuali calcolate su numeri troppo esigui. La distanza in verticale tra le due linee rimane comunque sempre nell’ordine del 10%, e tale valore può pertanto considerarsi una misura della distanza tra l’affluenza nei grandi centri abitati rispetto a quella nei piccoli paesi. Rispetto al dato dell’affluenza nel Veneto, si può affermare che la partecipazione dell’elettorato lomardo è stata meno appassionata, anche al di là del differente assetto urbano delle due regioni.

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