la truffa del debito

Dal discorso del neo Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta alla Camera dei Deputati:

Abbiamo accumulato in passato un debito pubblico che grava come una macina sulle generazioni presenti e future, e che rischia di schiacciare per sempre le prospettive economiche del Paese. Il grande sforzo di risanamento compiuto dal precedente Governo, guidato dal senatore Mario Monti, è stato premessa della crescita in quanto la disciplina della finanza pubblica era e resta indispensabile per contenere i tassi di interesse e sventare possibili attacchi finanziari.

Reinhart e Rogoff

Le parole del nuovo presidente del consiglio arrivano quando ancora non si sono placate le reazioni al cosiddetto scandalo Reinhart e Rogoff. La più famosa ricerca di questi due economisti di Harward, che stabiliva una relazione tra alti livelli di debito e bassi tassi di crescita e che negli ultimi anni è diventata la principale giustificazione per le politiche di austerità praticate nel nostro come in altri paesi, è stata pubblicamente confutata due settimane fa da parte di tre altri economisti uno studente di economia e due suoi docenti dell’Università del Massachusetts perché viziata da un madornale errore di calcolo, ingiustificate omissioni di dati e scelte metodologiche molto discutibili.

La vicenda, della quale si può leggere un breve ma documentato resoconto in italiano su Keynes blog ha alimentato numerose discussioni in rete. Un punto in particolare vorrei commentare per la sua rilevanza: la confusione, consapevole o inconsapevole, tra correlazione e causalità. Se anche una ricerca empirica, cioè basata su osservazioni concrete e non su modelli astratti, mostrasse che alti livello di debito si accompagnano a bassi livelli di crescita, non si potrebbe necessariamente concludere che i primi causano i secondi. Anzi, sarebbe più ragionevole pensare che è una crescita stentata o nulla a produrre come conseguenza un innalzamento del debito. Oppure che sia il livello della crescita che quello del debito dipendano entrambi da un terzo fattore, per esempio il grado di autonomia (o di subordinazione ai dettami di stati esteri e istituzioni internazionali) del governo del paese considerato. Eppure i due economisti autori della ricerca incriminata non hanno impedito che i loro risultati venissero presentati come se fosse la prima interpretazione a essere corretta e anzi scontata.

Anche di fronte alle recenti contestazioni hanno sì riconosciuto l’assenza di un nesso causale tra debito e mancata crescita ma hanno poi continuato a difendersi come se le contestazioni a loro rivolte assumessero, cosa ovviamente falsa, un nesso causale tra alto debito e alta crescita (It is hard to see how one can interpret these tables and individual country results as showing that public debt overhang over 90% is clearly benign).
Travisare le critiche ribaltandone ed estremizzandone il senso (tu mi dici che non fa freddo, ma io ti rispondo che non hai il diritto di costringermi a rimanere in canottiera) è un tipico argomento da uomo di paglia che trova altri esempi a noi vicini.

In verità, sia i dati empirici rivisti dai tre economisti del Massachusetts (there is a wide range of GDP growth performances at every level of public debt among the 20 advanced economies that RR survey) che le argomentazioni teoriche (a questo proposito consiglio vivamente il blog di Alberto Bagnai) smentiscono l’esistenza di una chiara relazione tra debito e crescita.
Epperò, chi aveva da subito espresso perplessità sulle conclusioni di Reinhart e Rogoff ha cercato per tre lunghi anni di avere accesso ai loro dati per controllarli, prima di riuscirci. In questo periodo i due economisti hanno guadagnato in fama e notorietà, mentre i politici citavano il loro studio come dimostrazione della necessità di perseguire politiche di austerità dagli effetti disastrosi.

Mi torna in mente l’episodio biblico di Giuseppe che, interpretando il sogno delle sette vacche grasse e sette vacche magere, suggerisce al faraone di creare delle scorte di prodotti agricoli negli anni di abbondanza, da usare negli anni di carestia. Può darsi che i politici che hanno lasciato crescere il debito quando poteva essere controllato siano come chi non fa scorte negli anni di abbondanza. Ma i politici che vogliono ridurre il debito durante un periodo di crisi sono come chi obbliga a fare le scorte negli anni di carestia quando la gente non riesce nemmeno a sfamarsi.

Paradossalmente queste politiche di austerità hanno fornito un’apparente sostegno alla tesi di Reinhart e Rogoff perché, provocando nei paesi che le hanno subite la contrazione del prodotto interno lordo (pil), hanno determinato un aumento del rapporto tra debito e pil (come succede quando il denominatore cala più del numeratore) e in definitiva nuovi casi di bassi, ovvero negativi, livelli di crescita in presenza di alti livelli di debito.

Non che Reinhart e Rogoff debbano considerarsi i principali responsabili di questa situazione. C’è solo da constatare tristemente che affinché un preciso progetto politico potesse essere accettato c’era bisogno, oltre che del supporto ideologico, anche di evidenze almeno apparentemente scientifiche e le statistiche farlocche dei due economisti gliele hanno offerte. D’altronde, come giustamente ricorda Kaiser Fung per qualunque teoria si riusciranno sempre e comunque a trovare dei dati a supporto. Parafrasando Archimede, datemi una statistica e solleverò il mondo.

Ecco perché il discorso del presidente del consiglio, enfatizzando il ruolo negativo del debito pubblico e difendendo la politica del precedente governo che pure lo ha aumentato distruggendo tutte le opportunità di crescita, e ricalcando quindi le conclusioni fallaci dello studio di Reinhart e Rogoff e la loro successiva debolissima autodifesa, mi pare un cattivo viatico per la futura azione di governo.

2 pensieri su “la truffa del debito

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