il mezzo vero come il falso

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cortesia di Protezione Civile

La gente sta morendo e voi non vi rendete conto”. Questa, come scrive l’Ansa, una delle intercettazioni contenute nell’ informativa del nucleo ecologico dei Carabinieri di Pescara, rientrata nelle carte dell’inchiesta dell’hotel Rigopiano, dove il 18 gennaio scorso sono morte 29 persone sotto la valanga che ha travolto la struttura […].

Dello stesso tenore della frase [precedente, di un consigliere regionale], quella di [una funzionaria dell’] ufficio stampa della Provincia di Teramo, territorio in piena emergenza in quei giorni. “Qui conteremo i morti x carenza di soccorsi, forse non vi state rendendo conto”, scrive in un sms […].

da la Repubblica del 28 novembre 2017

Le notizie false sono scritte e pubblicate con l’intento di attrarre il lettore o indurlo in errore al fine di ottenere […] – spesso con titoli sensazionalistici, esagerati o palesemente falsi – la sua attenzione. Così recita Wikipedia.
Ma ci sono anche notizie vere, o meglio, notizie mezze vere perché occultano o snaturano una parte fondamentale dei fatti, che vengono scritte con il medesimo intento: suscitare la facile indignazione dei lettori.
L’articolo de la Repubblica è un caso paradigmatico, uno purtroppo tra i tantissimi che chi vengono proposti senza soluzione di continuità dagli organi d’informazione.

Per valutare correttamente gli episodi che la notizia (o non notizia) riferisce, occorre inquadrarli nel contesto in cui sono maturati: un evento meteorologico estremo che ha riguardato un intero territorio e ha obbligato gli enti deputati alla gestione dell’emergenza ad affrontare un numero molto alto di richieste di intervento.

Dal punto di vista del decisore tale scenario è riconducibile, come ho più volte descritto, a un problema di classificazione in condizioni di incertezza che può essere sintetizzato nella tabella seguente:

  decisione all’intervento
no
segnalazione di
vite in pericolo
 
no  

Per il decisore si tratta cioè di stabilire se a fronte di ciascuna segnalazione di emergenza è davvero necessario effettuare un intervento di soccorso compatibilmente con i mezzi disponibili, senza disporre di tutti gli elementi per giudicare la gravità della situazione (perché altrimenti non si farebbero certo errori!). In realtà il problema sarebbe ben più complesso, perché, una volta disposti gli interventi, occorrerebbe anche determinarne la priorità, cioè stabilire in quale ordine rispondere alle diverse segnalazioni di emergenza. Ma per semplicità di discorso ometto di considerare questo fattore.

Il pallino indica che il caso di Rigopiano è stato giudicato come un falso positivo, cioè come un caso per il quale non c’era la necessità di un intervento immediato pur a fronte di segnalazioni accalorate, motivo per cui è riportato in tabella nella cella all’incrocio della prima riga interna e della seconda colonna interna.

Oggi, a posteriori, e sottolineo a posteriori, è evidente che tale scelta si è dimostrata un errore. Ma cosa è in grado di rivelare questa erronea classificazione di un singolo episodio sull’eventuale negligenza o dolo nella sua gestione? Nulla, assolutamente nulla. Perché ogni processo decisionale deve mettere in conto la possibilità di commettere degli errori. Ma soprattutto perché, per valutare il senso delle specifiche affermazioni citate dalla stampa, occorrerebbe riportare in tabella la classificazione di tutte le altre decine, se non centinaia o migliaia, di richieste di soccorso ricevute dagli enti preposti alla gestione dell’emergenza.

Quante altre segnalazioni hanno riferito di vite in pericolo? Nessuna, una, poche, molte, tutte?

In ciascuno di questi casi, una decisione di non intervenire (perlomeno in tempi rapidi) appare giustificata, o per l’impossibilità di distinguere la reale gravità delle differenti situazioni di fronte a tante segnalazioni tutte ugualmente allarmanti, o per la scelta, comprensibile, di dare la precedenza al soccorso di anziani e persone fragili rimaste al gelo piuttosto che villeggianti in un albergo dotato di tutte le comodità.

Ciò che cambia, a seconda delle diverse eventualità, è invece il giudizio sulle segnalazioni.
In particolare, nell’ultimo caso, sarebbe naturale pensare che ciascuno abbia provato, anche inconsapevolmente, o in buona fede, a drammatizzare la situazione di suo interesse per accelerare l’intervento dei mezzi di soccorso, a inevitabile scapito degli altri.
Nel primo, invece, verrebbe da chiedersi in base a quali elementi, oggettivi o soggettivi, un politico sia stato più preveggente di tutti gli operatori della protezione civile.

Ecco, sono queste le domande a cui, a mio avviso, dovrebbe rispondere un vero giornalista: chi ha segnalato un imminente pericolo di vita, l’ha fatto su quali elementi a sua conoscenza? fidandosi di qualcuno o per favorire qualcuno? c’è stata l’intenzione consapevole di esagerare i fatti o no? Non il riportare degli stralci di intercettazioni senza alcun significato se avulse dal contesto. Senza significato, ma con una conseguenza facilmente prevedibile: imprimere nei lettori un’impressione di disgusto e di disapprovazione verso chi avrebbe sbagliato (a fronte di mille altre scelte difficili) pur di fronte agli avvertimenti (quanto fondati?) altrui.

Concludo riportando il passo di uno scritto pubblicato da un operatore della protezione civile che fa capire, con toni un po’ accesi ma giustificati, la difficoltà di operare delle scelte in quelle drammatiche giornate. E che merita tutto il nostro rispetto, come ogni altro suo collega.

Ho un tot di spala neve che sono insufficienti, non ci posso fare una minchia, quelli ho e con quelli devo gestirmi. Devo scegliere. […] Scelgo. Scelgo di liberare un paese isolato con 60 persone e le evacuo con gli elicotteri. Cazzo, gli elicotteri sono quelli e non riesco a fabbricarne di nuovi giusto adesso. Dove li mando? Li mando, magari, nella frazione isolata con 60 persone senza luce: sono senza luce e senza riscaldamento, non possono andare via. Ma cazzo, scemo, ti chiamano dall’albergo!!!! È finito il fine settimana, manda a spazare che domani dobbiamo andare al lavoro!. E io scelgo, in albergo hanno cibo, hanno caldo, sono coperti. Aspettino. Sono in vacanza ed allungasseo la vacanza, i vecchi nel paesello isolato non hanno niente, devo recuperare loro!

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