da Achille a Zoe


Il sito dell’Istat ha una pagina dedicata alle statistiche sui nomi dei bambini nati negli anni più recenti, che riporta l’elenco di quelli più diffusi e, una volta selezionato un singolo nome, visualizza il numero dei bambini che hanno avuto quel nome in ciascuno dei quasi ultimi vent’anni e il relativo grafico. Un servizio utile ai curiosi di onomastica e forse anche ai futuri genitori che sono indecisi sul nome da scegliere.

Quando l’ho vista per la prima volta ho pensato che sarebbe stato interessante usarne i dati per costrire una panoramica più generale, che permettesse per esempio di confrontare l’evoluzione nel tempo della popolarità di due o più nomi, o di evidenziare quelli che nel corso degli anni sono diventati più di moda, o sono caduti in disuso.

Il contatore dell’Istat è limitato ai 50 nomi più frequenti ma intervenendo sul codice della pagina è possibile ottenere i dati relativi a tutti i nomi assegnati ai nuovi nati, anche quelli meno usati.

Così, dopo avere scaricato, riordinato e rielaborato tutti i dati disponibili, e dopo avere testato diversi modelli grafici, mi sono concentrato su una particolare rappresentazione visuale, che ho finalmente terminato di implementare.
La figura nell’immagine qui sotto ne offre un’istantanea, anche se per apprezzarne l’interattività conviene provare l’applicazione dal vivo disponibile a questa pagina.

Si tratta di un quadro che a sinistra riporta l’elenco dei 400 nomi più diffusi e nel grafico di destra ne mostra le traettorie che descrivono l’evoluzione nel corso dell’ultimo decennio secondo due variabili:

  • la popolarità o diffusione, intesa come la percentuale di nati nell’anno cui è stato attribuito il nome;
  • la moda o tendenza, intesa come l’intensità con cui nei cinque anni precedenti il nome ha visto crescere o diminuire costantemente la propria diffusione.

I pallini con cui terminano le traettorie indicano i valori più recenti di diffusione e tendenza. Scorrendo il grafico con lo sguardo in orizzontale, da sinistra a destra, si trovano i punti dei nomi partendo da quelli più rari per arrivare a quelli oggi più comuni (Francesco, Sofia, Aurora, Alessandro e via via gli altri). In verticale, la linea che taglia in due l’area del grafico separa i nomi la cui diffusione negli ultimi cinque anni è cresciuta, in alto, da quelli la cui percentuale è calata, in basso, stando tanto più in alto o in basso quanto più la variazione della loro percentuale è stata sostenuta e costante. Il percorso descritto dalle traettorie indica come sono cambiate nell’ultimo decennio la diffusione del nome e l’essere sotto influsso di mode.

La visualizzazione è interattiva perché muovendosi con il mouse sia nel pannello di sinistra che nel grafico di destra, è possibile associare ogni nome alla relativa traettoria e, con un clic, mantenerne in evidenza fino a cinque per agevolare il confronto delle storie recenti di nomi diversi.

Ovviamente le traettorie dei 400 nomi sono tutte diverse ma si possono distinguere alcune dinamiche ricorrenti, di cui vado a elencare qualche esempio paradigmatico.

Ci sono alcuni nomi, come Caterina e Lorenzo, che possono essere considerati dei punti fermi perché hanno mantenuto pressoché la stessa diffusione in tutto il decennio considerato, spostandosi di pochissimo intorno alla linea di pareggio che indica variazioni percentuali nulle.

Altri nomi sono stati invece protagonisti di crescite percentuali consistenti, che sono ancora in corso, come per Enea e Mia, o che si sono poi stabilizzate mantenendo il livello di diffusione raggiunto, come per Gabriel e Viola, o che sono state seguite da progressivi arretramenti perdendo così parte della popolarità acquisita negli anni precedenti, come nel caso di Asia.

Altri nomi ancora, come Luca e Daniele, stanno vivendo tuttora un lungo trend negativo della loro diffusione.

Per non impegolarmi troppo in tecnicismi, non ho spiegato nei dettagli come è calcolato l’indice di tendenza (basti qui dire che corrisponde a una statistica test standardizzata sulle variazioni annuali del peso percentuale di ciascun nome sul numero tale dei nati per sesso). Devo comunque osservare che il mio non è l’unico possibile indice di tendenza che si può costruire. Anche solo variando il numero di anni considerati (cinque, nel mio caso) nel definire le mode si arriverebbe a risultati diversi. Mi pare in ogni caso utile ritornare sull’interpretazione di un siffatto indice: il fatto che una traettoria scenda non significa che il nome corrispondente perda in popolarità ma anzi, se rimane nella metà superiore del grafico, che la sua percentuale continua a crescere anche se in misura decisamente meno sostenuta degli anni precedenti, a indicare il passaggio da un fenomeno di moda alla normalità. Analogo discorso vale per una traettoria che ha cominciato a risalire.

Esplorando il grafico si può riconoscere che sono stati parecchi i nomi saliti in auge nell’ultimo decennio, la maggior parte dei quali femminili, alcuni dei quali stranieri (o non prettamente tradizionali). E’ una manifestazione di un processo più profondo di dispersione delle scelte: i dati dell’Istat indicano che dal 1999 al 2015 la quota dei trenta nomi più diffusi è scesa dal 35,6% al 28,6%, mentre la quota di nomi unici (cioè di bambini cui è stato attribuito un nome non dato ad altri) è salita nello stesso periodo dal 5,9% al 9,8%. Se l’aumento percentuale dei nomi unici dipende in larga misura dal crescere della componente straniera in Italia, la contrazione della quota percentuale dei nomi tradizionali o classici appare come il segno di un desiderio più diffuso da parte dei genitori di caratterizzare in maniera forte e fuori del comune la scelta del nome per i propri figli. Ma anche questo fenomeno sembra essere dettato dalla moda…

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