comuni e giovani amministratori

cortesia di Ministero Difesa

Al via l’assemblea dei Giovani amministratori – In Italia sono 19.858, in maggioranza laureati alla ricerca di lavoro

dal sito Anci, 29 giugno 2018

Il comunicato stampa dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani che riporta i principali risultati della ricerca sui giovani amministratori merita di essere commentato passo per passo perché è un campionario paradigmatico di quali conclusioni sbagliate, azzardate o immotivate si possono trarre dalla presentazione di semplici evidenze numeriche.

I giovani amministratori in carica al 4 giugno 2018 sono 19.858 e rappresentano il 19 per cento del totale degli amministratori comunali.

Devo preliminarmente segnalare che ho cercato di replicare l’analisi dell’Anci a partire dal database sugli amministratori locali pubblicato dal Ministero dell’Interno, senza peraltro riuscirci. In alcuni casi i valori numerici che ho ottenuto si discostano così tanto da quelli citate dall’Anci da stravolgerne il senso. Mi limiterò pertanto a commentare le considerazioni presentate nel comunicato prendendole per buone, senza metterne in discussione i numeri riportati.

In genere sono più preparati dei loro colleghi anziani avendo il 41 per cento in tasca un titolo universitario.

E’ un’affermazione un po’ forzata che presuppone che la preparazione derivi dal titolo di studio più che dall’esperienza lavorativa, che possono vantare le persone più anziane. Vorrei ricordare l’adagio che recita: la differenza tra la teoria e la pratica è molto più grande nella pratica che nella teoria.

Il 34 per cento degli under 36 è in condizione non professionale, ovvero non è ancora entrato nel mondo del lavoro quando sceglie di dedicarsi al servizio della propria comunità.

Gli under 36 rappresentano un gruppo un poco più esteso degli under 30, che definisce l’insieme dei giovani amministratori, ma possiamo supporre che per la contiguità delle età i due insiemi siano abbastanza somiglianti. In altre parole, possiamo affermare che tra i giovani amministratori, il 41% è laureato e il 34% non ha ancora un lavoro. Ma allora la percentuale dei giovani amministratori che sono laureati e non lavorano deve essere necessariamente inferiore alla percentuale più piccola tra le due, 34%. E quindi, tale categoria non può rappresentare, come si afferma nel titolo, la maggioranza!

La ricerca traccia anche il ‘profilo tipo’ del giovane sindaco italiano: maschio, nato nel 1983, laureato e senza occupazione.

Ho già avuto modo di spiegare che tanto più un profilo tipo è dettagliato, tanto più piccola è la percentuale dei soggetti che vi si conforma. Per esempio, se gli ultimi due caratteri, cioè il possesso di un titolo di studio universitario e la mancanza di un’occupazione lavorativa fossero indipendenti, allora la percentuale dei laureati ma disoccupati tra i giovani amministratori sarebbe addirittura del 41%×34%~14%. Restringendo l’attenzione poi ai soli uomini, e ai soli nati in un certo anno, la percentuale risulterebbe ancora più bassa.
Il profilo tipo ha senso solo se interpretato come descrizione che non pretende di indovinare tutti i caratteri tra quelli elencati. Curioso poi che ci si azzardi a un’indicazione tanto precisa e circoscritta come quella dell’anno di nascita, senza specificare se sia in termini medi o mali (ma non mi voglio addentrare in tecnicismi).

Guardando con attenzione alle singole regioni tuttavia la situazione muta e, mentre ovunque il titolo di studio è sempre elevato, in Valle d’Aosta e Puglia troviamo i sindaci più giovani, e in Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino – Alto Adige, Veneto, Umbria, Marche, Molise e Puglia sono frequenti quelli inseriti nel mondo del lavoro. Come accaduto negli ultimi anni, la presenza di giovani amministratori è proporzionalmente più alta al Sud. In Calabria gli under 36 sono il 23,4% del totale regionale; mentre è l’Emilia-Romagna ad avere la più alta concentrazione di sindaci (uno su 11). Tuttavia, man mano che si ‘sale’ verso le stanze del potere, i giovani appaiono sempre meno rappresentati e il ruolo del sindaco sembra ancora riservato ai più anziani.

Alcune ovvie evidenze: i dati dei singoli sottogruppi (in questo caso, le regioni) si differenziano tra di loro e da quelli complessivi ( nazionali) come succede in tutte le rilevazioni statistiche, e le posizioni più altolocate (nella politica locale, i sindaci rispetto ai semplici consiglieri) si ottengono dopo anni di attività, come succede in tutti i settori.

La fascia dei cosiddetti Millennials (26-35 anni) è quella che riesce ad attirare maggiormente il voto anche di elettori di altra età, a conferma del loro impegno nella società testimoniato in tante indagini.

E questa è un’affermazione non comprovata e non comprovabile. I soli dati ufficiali sugli amministratori locali non permettono di stabilire quali elettori hanno votato i giovani sindaci. Avendo a disposizione i dati sulla struttura demografica delle singole popolazioni comunali, si può verificare se i sindaci giovani siano percentualmente più diffusi nei comuni dove l’incidenza della popolazione elettorale anziana è più alta. Ma anche ammessa tale connessione, da sola non è sufficiente per stabilire un nesso di causa ed effetto, esistendo altre spiegazioni alternative all’accoppiata votanti anziani – eletti giovani (per esempio, una forte polarizzazione dell’elettorato giovanile verso un candidato della stessa generazione).

La ricerca mette in luce anche alcune curiosità. L’amministrazione comunale di Torella del Sannio (Campobasso, 794 abitanti) è quella con più giovani […]. Mentre a Casalanguida (Chieti, 1.006 abitanti), otto degli undici amministratori ha meno di 33 anni […]. Sono invece 731 le amministrazioni comunali […] senza neanche un giovane tra i propri amministratori […].

Non è un caso che i comuni con la situazione più curiosa siano tra i più piccoli. L’anormalità dei collettivi dipende anche dalla loro grandezza, sia a livello di sottoinsieme (l’insieme dei comuni è più variabile di quello delle province, e a sua volta delle regioni) che a livello di singole unità (è più facile trovare dei piccoli comuni caratteristici che dei grandi comuni caratteristici). Questa evidenza si può considerare una declinazione particolare della legge dei piccoli numeri.

Una (meta)curiosità che accomuna questa a tante altre ricerche è che la descrizione quantitativa del quadro d’insieme, che rappresenta il loro obiettivo principale, è accompagnata dalla citazione dei casi più particolari che si distinguono dal quadro d’insieme. Non è un paradosso: l’uomo è sempre alla ricerca di storie o situazioni fuori dall’ordinario, a maggior ragione per compensare il carattere noioso e soporifero dei numeri d’insieme.

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