attenti al divario

Il rapporto dell’organizzazione [Oxfam:] Continua a crescere la disuguaglianze economica, salariale e di accesso al mercato del lavoro tra uomini e donne e il distacco è così ampio che per invertire l’attuale trend servirebbero ancora 170 anni, 52 in più rispetto a un anno [fa].

da la Repubblica, 8 marzo 2017
Come tante altre volte occorre fare un po’ di chiarezza sul titolo. Il divario tra le condizioni salariali di uomini e donne non si misura in anni, all’origine. Sarebbe come dire che le donne vivono in media 2000 litri d’acqua consumati in più degli uomini, o che la loro sottorappresentazione nei livelli politici apicali rispetto agli uomini vale 10mila chilometri annuali in meno per visite di stato.

Ma i fraintendimenti non finiscono qui. Innanzitutto non si capisce come sia possibile invertire l’attuale trend se la disuguaglianza continua a crescere. In secondo luogo, il fatto che da un anno al successivo una stima numerica subisca una variazione di quasi la metà del suo valore (perché 170-52=118 e 52/118 ~ 44%) fa sorgere qualche perplessità sulla sua attendibilità e più in generale sul suo impiego.

Fortunatamente la lettura dell’introduzione del documento “Un’economia che funziona per le donne” consultabile sul sito dell’organizzazione Oxfam chiarisce ogni dubbio.

i risparmi di una breve vita

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cortesia di John

“I percettori di prestazioni previdenziali più generose hanno un tasso di mortalità più basso: di questo bisognerebbe tener conto per eventuali interventi perequativi”. Lo ha affermato il presidente dell’Inps, Tito Boeri, intervenendo alla presentazione dello studio dell’Ordine degli Attuari La mortalità dei percettori di rendita in Italia. Secondo Boeri, i dati, mostrando che le persone con pensioni più alte vivono più a lungo, rafforzano l’idea che “interventi perequativi potrebbero essere fonti di risparmio non irrilevante” e avrebbero un impatto sul sistema pensionistico “ancora più forte”.

“Allucinanti le dichiarazioni del presidente dell’Inps, Tito Boeri […]”, afferma in una nota Romano Bellissima, segretario generale della Uil Pensionati. “Evidentemente […] nei pensieri del presidente c’è anche il desiderio del doppio risparmio: ridurre le pensioni, così il pensionato prende meno, vive meno a lungo, quindi meno rate di pensione da erogare.”

da il Giornale del 14 dicembre 2016

L’intervento del presidente dell’Inps a un convegno dell’Ordine degli Attuari appena presentato a Roma hanno suscitato forti reazioni verbali, alcune sopra le righe (Nemmeno Goebbels, titola Blitz Quotidiano).

In realtà dall’una e dall’altra parte c’è stata una forzatura, anche se di tipo diverso.

lo stato delle cos(t)e

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cortesia di Marine Litter

Ogni 54 chilometri di coste italiane c’è un punto inquinato. Lo dice Goletta Verde 2016, la storica campagna estiva di Legambiente […] i cui risultati sono stati presentati oggi a Roma. Dei 265 punti monitorati dal laboratorio mobile, uno ogni 28 chilometri di costa, il 52% è risultato inquinato o fortemente inquinato.

da la Repubblica, 12 agosto 2016

I risultati principali del bilancio del monitoraggio effettuato quest’anno da Goletta Verde, la storica imbarcazione di Legambiente, meritano qualche osservazione, o meglio, avvertenza sulla loro interpretazione.

Cosa significa un punto inquinato ogni 54 chilometri di costa. Partiamo inanzitutto dal calcolo effettuato per ricavare tale dato. La lunghezza complessiva delle coste italiane, pari a 7458 chilometri, è rapportata al numero dei campioni di acqua risultati inquinati, 138, ovvero il 52% dei 265 raccolti in differenti luoghi lungo la navigazione. Quindi in media è stato rilevato un campione inquinato ogni 7458 : 138 = 54 chilometri.
Va notato che tale valore è un indicatore che sintetizza l’attività svolta da Goletta Verde, e non si riferisce alle coste italiane nella loro interezza, dal momento che Goletta Verde non ha effettuato un vero e proprio censimento, prelevando campioni d’acqua chilometro dopo chilometro lungo la sua circumnavigazione d’Italia, ma solo in 265 punti prestabiliti.

estrapo(po)lazione

“Noi abbiamo proiettato in avanti le tendenze degli ultimi vent’anni, e lo scenario futuro è quello di un’Italia a matrimonio religioso zero”, spiega Massimiliano Valerii, direttore del Censis, “un dissolvimento totale di questa istituzione, perché ormai la crisi è globale, e riguarda sia i riti civili, che hanno smesso di crescere, sia in particolare quelli in chiesa, che sono in caduta libera”. “In pratica – dice Valerii – abbiamo visto che tra il 1994 e il 2014 si sono “perduti” 128mila matrimoni religiosi, cioè 6.400 all’anno. E lo scorso anno i riti in chiesa sono stati 108mila. Ecco: se, partendo da questo dato, togliamo ogni anno 6.400 cerimonie, il risultato è che in 17 anni, cioè nel 2031, i matrimoni benedetti dal prete saranno azzerati”.

da RaiNews, 7 luglio 2016

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cortesia di Freepik

La notizia che predice nel 2031 l’anno zero dei matrimoni religiosi risale a un mese fa ma a me era sfuggita e ne ho letto solo qualche giorno addietro perché ripresa, in ritardo, da un altro sito.

Alla prima lettura ho sgranato gli occhi. Il metodo è azzardato, lo scenario inverosimile; una combinazione che non mi aspettavo certo da un istituto di ricerca socio-economica, se non come mera provocazione.

Ripetiamo il ragionamento, rimanendo in ambito demografico, per dimostrarne l’assurdità. La popolazione mondiale ha raggiunto la quota di 6 miliardi nel 1999 e di 7 miliardi nel 2012. Quindi in soli 13 anni è aumentata di un miliardo. Tuttavia ciò non significa certo che nei 13 × 6 = 78 anni precedenti è aumentata di 6 miliardi, perché si arriverebbe ad affermare che i primi uomini comparvero sulla Terra nel 1921, cioè 78 anni prima del 1999.

scegliere un’unità di (dis)misura

Ho scritto questa lettera con il cuore spezzato da una sentenza sportiva inaspettata che dà fine alla mia lunga carriera sportiva ma soprattutto calpesta la mia dignità di uomo che ha sempre combattuto proattivamente il doping in ogni sua forma e l’illogicità dietro questa sentenza lo testimonia. Illogicità che in cuor mio non ha la presunzione di prevalere sul “dogma della macchina” che mi ha riscontrato 0,00000000005 gr/ml di anastrozolo nelle urine, ma che dovrebbe contribuire a ricostruire un quadro oggettivo dei fatti, aiutando chi preposto a decidere circa la vita e il futuro di un uomo. Perché, sia chiaro è di vita e non più di sport, che qui stiamo parlando. E domando e mi domando: “Era logico doparsi”?

Niccolò Mornati su la Repubblica del 25 luglio 2016

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cortesia di nucleartist / Freepik

E il canottiere Niccolò Mornati, squalificato per quattro anni a meno di un mese dalle prossime olimpiadi cui avrebbe partecipato per l’ultima volta, risponde sei volte no alla domanda formulata nella sua lettera aperta a la Repubblica.

Negare a tutti i costi l’assunzione consapevole di sostanze proibite sembra essere la linea di difesa comune di quasi tutti gli atleti risultati positivi a qualche test antidoping. Otre al caso recentissimo della velista italiana che incolpa una crema per curare i brufoli, c’è chi arriva alle giustificazioni più inverosimili e assurde, di cui sempre la Repubblica presenta in questi giorni una sintetica selezione. Mornati invece sceglie un approccio rovesciato, rivendicando con forza l’assenza di un movente, o meglio, la presenza di tante ragioni per rifiutare il doping, in un atleta nella sua posizione, giunto al termine di una irreprensibile carriera sportiva e con ottime prospettive professionali per l’immediato futuro.

insomma un miliardo

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il Dito di Piazza Affari, cortesia di Lorenzo Gaudenzi

La media di Trilussa dice che la capitalizzazione dei titoli bergamaschi quotati a Piazza Affari in un anno, dal 30 giugno 2015 a ieri, è diminuita di un miliardo.

Ma è appunto la media di Trilussa. Infatti, per una Brembo che è salita di 720 milioni, c’è Ubi che è tracollata di 4,1 miliardi.

L’Eco di Bergamo, 2 luglio 2016

In base ai dati forniti dalla Borsa Italiana, ho ricostruito (pur con qualche differenza rispetto ai dati citati nell’articolo) la situazione dei titoli considerati.

titolo capitalizzazione
in € 30/06/2016
variazione %
30/06/2015-30/06/2016
capitalizzazione
in € 30/06/2015
variazione assoluta in €
30/06/2015-30/06/2016
agronomia 978.250 -93,29% 14.578.987 -13.600.737
brembo 3.275.516.813 32,63% 2.469.665.093 805.851.720
italcementi 3.673.349.596 75,85% 2.088.910.774 1.584.438.822
ivs 319.235.140 16,44% 274.162.779 45.072.361
tenaris 14.988.685.862 6,81% 14.033.036.103 955.649.759
tesmec 49.601.309 -29,87% 70.727.661 -21.126.352
ubi 2.332.192.332 -65,25% 6.711.344.840 -4.379.152.508
totali 24.639.559.302 -3,99% 25.662.426.238 -1.022.866.936

Il riferimento alla media di Trilussa non è solo ardito ma anche azzardato. Perché le variazioni assolute delle capitalizzazioni possono assumere valori positivi e negativi; perché sarebbe più opportuno considerare le variazioni percentuali invece di quelle assolute. Ma soprattutto perché il miliardo perso dalle sette aziende bergamasche nell’ultimo anno non è la media ma la somma delle variazioni nella loro capitalizzazione. Insomma, insieme tutte e sette hanno perso complessivamente un miliardo, e non mediamente un miliardo ciascuna di esse.

addirittura dell’umanità

Non stupisce […] che la vittoria di misura del Leave – decretata da 638 mila persone, lo 0,008 per cento dell’umanità – vittoria che ha messo in moto spostamenti di migliaia di miliardi, con conseguenze sulle vite di miliardi di persone in tutto il pianeta – sia stata determinata dai cittadini inglesi meno istruiti (il 66% di coloro che hanno interrotto gli studi a 16 anni).

Giorgio Gori sull’esito del referendum Brexit, 26 giugno 2016

Così scrive Gori dopo la provocazione del suo tweet Elettori disinformati producono disastri epocali, sostenendo di voler proporre qualche ulteriore spunto di riflessione.

Ho già spiegato perché non ritengo corretto leggere il risultato del referendum britannico in bianco e nero, come se l’elettorato si dividesse in cittadini ignoranti che votano per una causa sbagliata e cittadini colti che votano per la causa giusta. Dunque mi limiterò a fare qualche considerazione sui numeri che cita.

brutti vecchi e cattivi

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Questa tabella, di cui non sono stato in grado di risalire all’originale, è stata forse la più pubblicata sui social media tra i commenti a caldo sull’esito del referendum per la permanenza o l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Parto subito con un paio constatazioni. Il paese sulla questione dell’appartenenza alla UE è spaccato a metà: poco più del 50% dei votanti da una parte, poco meno del 50% dall’altra. Secondo i principali sondaggi, i giovani si sarebbero schierati in maggioranza per la permanenza nella UE, gli anziani per l’uscita.

Detto questo, è mia personale convinzione che leggere il risultato del voto esclusivamente nei termini della componente demografica è scorretto, e delegittimarlo in virtù di questa lettura (dipingendo gli anziani come un corpo compatto di zotici egoisti e i giovani un corpo compatto di povere vittime cui viene rubato il futuro) è disonesto e odioso.

Come mostrano diverse analisi, ci sono altri fattori che risultano correlati all’esito del voto: il tasso differenziale di astensione rispetto all’età, il livello di istruzione, il livello di reddito, il grado di urbanizzazione, la nazionalità. Ma c’è chi se ne serve per tratteggiare un quadro a tinte ancora più fosche: a favore del brexit avrebbero votato anziani, campagnoli, incolti e con un basso livello di reddito. Una semplificazione che dimentica, o fa finta di dimenticare, che l’astensione è stata più alta proprio laddove l’elettorato era mediamente più giovane e che pure smentisce chi contrappone giovani sofferenti ad anziani benestanti.

il genio della totofuffa

tototruffa-150.jpgUN SISTEMONE da record per tentare l’assalto al jackpot più alto d’Europa dal paese “più sfortunato d’Italia”. È quello che verrà giocato domenica a Colobraro, in provincia di Matera: 1.300 anime.

L’idea è venuta al sindaco [che] da quando è stato eletto le sta provando tutte, ma proprio tutte, per sconfiggere la fama che precede il nome del suo paese, […] una maledizione [costruita da] storie di masciare (le streghe in dialetto lucano) e […] piccole sventure ambientate in paese […].

[Dopo varie iniziative] il sindaco ha avuto l’intuizione del Superenalotto […]. Così ha preso il telefono e ha chiamato la Sisal [dove] “Hanno capito subito lo spirito e si sono messi a disposizione”.

Domenica mattina verrà giocato un maxi-sistema da 1.100 quote, qualcuna in più del numero dei residenti maggiori di 18 anni […]. In palio per chi dovesse fare 6 all’estrazione di martedì ci sono oltre 93milioni di euro.

Sisal ha deciso di farsi carico del costo del maxi-sistema, quindi le schedine verranno distribuite gratuitamente […]. Ma ha pensato anche a un premio di consolazione di 10mila euro nel caso in cui nessuna delle combinazioni giocate dovesse risultare vincente. […] Perché la sfortuna non esiste, ma col calcolo delle probabilità è sempre meglio andarci cauti.

da La Repubblica, 11 giugno 2016

Una trovata perfetta, direi geniale: da una parte un paese (“quel paese”, come lo chiamerebbero scaramanticamente i superstiziosi che si rifiutano addirittura di pronunciarne il nome), che vuole smentire la credenza popolare di portare iella o, chissà, vuole cavalcarla a fini turistici, dall’altra l’ente che gestisce le scommesse al Totocalcio e SuperEnalotto che ha colto al volo un’occasione originale per farsi pubblicità a costo quasi zero.

Ed è su questo aspetto, il costo zero, che vorrei soffermarmi.