ripensamento

Dal sito globalist.it del 2 gennaio 2015:

Auguste Rodin, Il pensatore

Due terzi dei tumori degli adulti sono scatenati principalmente da mutazioni spontanee del Dna.
La nuova scoperta medica ci dice che l’apporto al rischio da parte di stili di vita o cause ereditarie è minimo.

M’è capitato di tornare con la mente all’ultimo argomento che ho discusso, o meglio, su un paio di aspetti importanti che vale la pena illustrare: il significato da attribuire alla sfortuna, e la differenza tra probabilità individuale e frequenza collettiva.

Cominciamo col dire che l’attribuire la causa del cancro a tre elementi: il caso, o la sfortuna che dir si voglia; l’ereditarietà genetica; e gli stili di vita e le carattertiche ambientali; è di per sè una forzatura. Ammalarsi di cancro è sempre questione di sfortuna, anche se si può essere predisposti a livello genetico o si hanno comportamenti malsani. Non esistono geni buoni che proteggono in senso assoluto dalla malattia, così come non esistono cattivi comportamenti che la causano con assoluta certezza. Più semplicemente, ci sono dei fattori di rischio (associabili agli ultimi due elementi riportati all’inizio del paragrafo: la componente ereditaria e quella ambientale) che aumentano la probabilità di una mutazione casuale cellulare che poi degeneri in tumore (anche indirettamente, influendo in senso negativo sui meccanismi di riparazione degli errori di divisione cellulare). Anche se non tutti i fumatori si ammalano di cancro al polmone, e non tutti i non fumatori ne sono immuni, i primi corrono un rischio molto più grande del secondo, e frasi del tipo: mio nonno ha campato fino a cent’anni, e fumava come un turco, rappresentano l’eccezione che conferma la regola.

Pertanto, l’affermazione: due tumori su tre sono causati dalla sfortuna, andrebbe riscritta meglio come: due tumori su tre non sono riconducibili a fattori di rischio. Per inciso, il dibattito sul ruolo del caso o sfortuna come causa dei tumori è anche espressione della contrapposizione latente tra due lobby o comunque gruppi che hanno diversi interessi: chi punta a politiche di prevenzione, e dunque tende a evidenziare il ruolo dei fattori di rischio per intervenire individualmente sulle abitudini di vita e su eventuali pericoli ambientali, e chi invece punta a politiche di diagnosi precoce, e quindi tende a sottolineare che il puro caso rende poco prevedibile l’insorgere della malattia.

Ho già spiegato che la stima dei due tumori su tre è un po’ azzardata. Ma prendiamola comunque per buona. Ciò che è certamente sbagliato è dedurre che predisposizione famigliare e stili di vita contino poco o nulla, come fa il passo citato, per la prevenzione. Perché esistono tanti scenari in cui fattori di rischio molto gravi incidano pochissimo sulla percentuale complessiva dei casi di tumore, solo perché sono circoscritti a un insieme limitato di persone. Vediamone tre a titolo di esempio, considerando per semplicità un ipotetico contingente di 100.000 persone soggette a una probabilità di ammalarsi di un solo tipo di cancro per effetto del caso dell’1%.

  1. I fattori di rischio riguardano il 20% della popolazione e aumentano il rischio di ammalarsi di cancro di 2 volte (cioè, lo raddoppiano). Allora si ha:
    % sulla popolazione numerosità popolazione rischio tumore casi di tumore % sul numero totale di tumori
    soggetti a rischio 20% 20.000 2% 400 33,3%
    soggetti non a rischio 80% 80.000 1% 800 66,7%
    totale 100% 100.000 1.200 100,0%
  2. I fattori di rischio riguardano il 9% della popolazione e aumentano il rischio di ammalarsi di cancro di 5 volte. Allora si ha:
    % sulla popolazione numerosità popolazione rischio tumore casi di tumore % sul numero totale di tumori
    soggetti a rischio 9%            9.000 5%        450 33,1%
    soggetti non a rischio 91%          91.000 1%        910 66,9%
    totali 100%      100.000      1.360 100,0%
  3. I fattori di rischio riguardano il 2% della popolazione e aumentano il rischio di ammalarsi di cancro di 25 volte. Allora si ha:
    % sulla popolazione numerosità popolazione rischio tumore casi di tumore % sul numero totale di tumori
    soggetti a rischio 2% 2.000 25% 500 33,8%
    soggetti non a rischio 98% 98.000 1% 980 66,2%
    totali 100% 100.000 1.480 100,0%

In tutti e tre gli scenari nell’intera popolazione circa due tumori su tre sono dovuti al solo effetto del caso. Ma singolarmente ogni individuo associato ai fattori di rischio ha una probabilità pari a 2, 5 o perfino 25 volte più grande di ammalarsi di cancro rispetto agli altri individui! Combinando i tre scenari per ammettere l’azione di diversi tipi di cancro e diversi fattori di rischio, il risultato non cambia.

Dunque la maggior parte dei tumori può essere l’effetto del solo caso, ma l’ereditarietà e i comportamenti individuali risultare comunque molto importanti per i singoli individui. Ecco perché diventa essenziale distinguere tra frequenza collettiva e rischio individuale.

La prima riguarda medici e epidemiologi, che devono valutare l’incidenza e la prevalenza di una malattia nell’intera popolazione. Il secondo interessa ciascun singolo cui sta a cuore il poprio destino.

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