Come in ogni materia, anche in demografia è comprensibile che qualche volta i numeri ingannino la persona inesperta. Per esempio, nella recensione scritta per il lancio del (fantastico) motore Wolfram Alpha, la redattrice di LifeHacker Gina Trapani si meraviglia che sua nonna abbia un’aspettativa di vita migliore della sua, per poi imparare subito dopo dai commenti dei lettori che l’essere arrivata a una veneranda età non può che averla favorita: infatti, è cosa certa (e banale) che una settantenne, a prescindere dal numero di anni di vita che teoricamente le rimangono, vivrà almeno settan’anni, mentre non è altrettanto certo che lo stesso succeda a una qualunque una ragazza, anzi, è tanto meno certo quanto più la ragazza è giovane.
L’articolo Il paese delle culle piene, pubblicato su La Repubblica qualche giorno fa, è un altro esempio di ingenuità di cui vorrei commentare un passo in particolare. (continua…)

L’istogramma è in moltissimi casi la soluzione più semplice e nello stesso tempo più efficace per rappresentare un insieme di valori (per esempio, la quantità – totale o percentuale – di energia prodotta e consumata per ciascuna fonte). Ma quando si hanno più insiemi di valori relativi alle stesse voci (per esempio, la quantità totale o percentuale di energia prodotta e consumata per ciascuna fonte, distintamente per diversi settori di impiego), esiste una rappresentazione grafica migliore, almeno in alcuni casi, della serie di istogrammi affiancati?
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