• Dal blog Digital Inspiration di Amit Agarwal:

    Something really scary happened at Dropbox yesterday that should worry anyone who have trusted their important files with the service.

    The Dropbox system was left wide open for about 5-6 hours yesterday and anyone could sign-in to your Dropbox account if all they knew were your email address. They could just type any random characters in the password box and the system would let them in. Scary!

    Dropbox has since then fixed the bug but what concerns me is this casual statement that they posted in response to such a serious security breach:

    A very small number of users (much less than 1 percent) logged in during that period, some of whom could have logged into an account without the correct password.

    At an event the previous month, founder Drew Houston was quoted as saying that the Dropbox service has 25 million users. That means about 250,000 users logged into Dropbox during that window and it’s definitely not a small number.

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  • Janette Sherman e Joseph Mangano sulla testata CounterPunch (traduzione di ComeDonChisciotte):

    I bambini negli Stati Uniti stanno morendo a un ritmo sempre maggiore. [...]
    Ultimamente il Morbidity and Mortality Weekly Report del CDC [Rapporto settimanale sull'infettività e mortalità, ndt] ha segnalato che otto città del nord-ovest degli Stati Uniti (Boise in Idaho, Seattle nello stato di Washington, Portland in Oregon, oltre alle città nel nord della California, Santa Cruz, Sacramento, San Francisco, San Jose e Berkeley) hanno registrato i seguenti tassi di mortalità fra i minori di un anno d’età:

    • 4 settimane prima del 19 Marzo 2011: 37 morti (con una media 9,25 alla settimana);
    • 10 settimane prima del 28 Maggio 2011: 125 morti (con una media di 12,50 alla settimana).

    Ciò equivale ad un aumento del 35% (il totale per tutti gli Stati Uniti sfiora il 2,3%) ed è statisticamente rilevante. Di ulteriore rilevanza è il fatto che tali date comprendono le quattro settimane precedenti e le dieci successive al disastro dell’impianto di Fukushima. Nel 2001 la mortalità infantile era di 6,834 per 1000 nati vivi, aumentata fino a 6,845 nel 2007. Tutti gli anni dal 2001 al 2007 hanno registrato dei tassi più alti rispetto al 2001.

    L’articolo Picco del 35% di mortalità infantile dopo l’incidente di Fukushima nelle città del nord-ovest degli Usa. Il drammatico aumento dei decessi infantili negli Stati Uniti è il risultato della ricaduta radioattiva di Fukushima? da cui ho tratto il passo citato è un tale cumulo di sciocchezze che può ben rappresentare un ottimo esempio di come non usare le statistiche per discutere una tesi. Forse i suoi autori ritengono che l’incidente alla centrale nucleare giapponese sia un disastro di proporzioni talmente apocalittiche che abbia avuto conseguenze tragiche, dirette e immediate anche a migliaia di chilometri di distanza.
    (continua…)

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  • attualità 05.06.2011 2 Comments

    I cellulari “potrebbero provocare il cancro” o sono “potenzialmente cancerogeni”. Sono affermazioni banali perché riferibili a innumerevoli sostanze o comportamenti che riguardano la nostra vita quotidiana, ma così viene commentato su molti siti di informazione il fatto che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) abbia inserito l’uso dei telefoni cellulari e di altri apparati di comunicazioni wireless nel gruppo 2B degli agenti “forse cancerogeni”. Si tratta in sostanza di un giudizio non conclusivo, che certifica come negli studi svolti finora le prove della pericolosità di tali apparecchi siano limitate e insufficienti a emettere un verdetto di colpevolezza. Un articolo (ovviamente non l’unico) che offre insieme un resoconto onesto della notizia e una breve spiegazione della classificazione adottata dallo IARC è pubblicato sulla Gazzetta del Sud. Nel frattempo, mi sono divertito a catalogare, un po’ come è stato fatto per le sostanze sospettate di provocare i tumori, alcuni tra i titoli dei tanti articoli online a seconda del livello di gravità attribuito, consapevolmente o meno, alla notizia. In verità almeno in alcuni casi il contenuto degli articoli differisce sensibilmente dal tenore dei titoli scelti, come se questi vivessero di vita propria. Comunque, personalmente, concordo con il senso e le opinioni espresse negli ultimi articoli elencati.

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  • Stephanie Kovalchik su Significance (la traduzione dall’inglese è mia):

    I lettori potrebbero sorprendersi che l’aspettativa di coerenza venga da uno sport come il tennis. Dopo tutto, questo sport è fondamentalmente inconsistente in termini di condizioni di gioco. I giocatori competono su quattro superfici diverse, in più di 20 tornei sparsi per il globo [...]. Per arrivare al livello [dei grandi tornei], i giocatori professionisti devono padroneggiare l’arte di adattarsi, un fatto che mal si concilia con la gazzarra per un nuovo tipo di palla. Ma forse è proprio perché si chiede ai giocatori di gestire così tanti fattori variabili che l’ennesima novità ha esaurito la loro pazienza.

    Rossana Capobianco su Ubitennis:

    Appare però chiaro che, se generalmente i campi in cemento e in erba vengono rallentati e le palline vengono sempre più pressurizzate risultando quindi pesanti, i tornei in terra (in primis il Roland Garros) tendono invece a voler velocizzare le condizioni. Risultato: l’omologazione è servita.

    La decisione della Federazione Francese di Tennis, apparentemente innocua, di introdurre un nuovo tipo di palla per il torneo dei Roland-Garros ha provocato molti commenti da parte dei tennisti, perlopiù di segno negativo. D’altra parte, come riporta il Wall Street Journal, dichiarazioni sulla maggiore velocità delle palle e sul loro controllo più difficile, pur vaghe (“schizzano via dalla racchetta”, “è un problema”) si scontrano decisamente con i dichiarati risultati dei test di laboratorio secondo i quali le nuove palle hanno la stessa velocità, lo stesso tipo di rimbalzo, la stessa dimensione delle precedenti, e con il fatto che nessuno dei giocatori professionisti che le ha provate in anteprima lo scorso autunno, lontano del torneo, ha avuto qualcosa da ridire. (continua…)

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